di Redazione
~ 11/12/10
50mila firme per abolire il precariato, una proposta di legge presentata il 6 dicembre alla sala Gemito di Napoli. Di cosa si tratta?
Partiamo da un dato concreto: il precariato. Negli ultimi 15 anni il mercato del lavoro, e tutte le sue forme di tutela, sono state sistematicamente smantellate. Il pacchetto Treu e la legge 30, due facce della stessa medaglia, dovevano essere lo strumento per rendere più aperto il mercato del lavoro e di conseguenza creare più opportunità occupazionali. Ebbene, così non è stato. Dopo 15 anni il bilancio è pessimo: giovani condannati all’instabilità economica ed esistenziale, incapaci di crearsi una vita autonoma, di emanciparsi dalle famiglie che diventano l’unico strumento di sostegno, ribaltando così il paradigma sociale. In questo quadro complessivo, si colloca la nostra proposta di legge.
In che cosa consiste?
Nel fatto che il precariato va abolito. E abbiamo fatto una proposta, abbiamo scritto una bozza di Contratto nazionale che potrebbe sostituire la legge 30 e più largamente tutto un impianto di leggi che hanno precarizzato il mondo del lavoro. Una proposta di legge sulla quale avvieremo una raccolta firme.
Occorrono 50mila firme.
Sì, 50mila firme per inviare la nostra Bozza direttamente in Parlamento e sottoporla all’attenzione di tutti i partiti, che sono – o dovrebbero essere – lo specchio della società.
Chi aderisce a questa iniziativa?
Anzitutto, le realtà che hanno partecipato all’assemblea del 6 dicembre. Poi, ovviamente, cercheremo di allargare la nostra Rete di lavoro. Non vogliamo coinvolgere solo le associazioni e le persone già attive, ma soprattutto le persone non impegnate, quelle che non lottano o che hanno smesso di lottare perché deluse e disgustate. Faremo il porta a porta, saremo sui territori, per strada, nei vicoli e nei quartieri per spiegare a tutti cos’è il precariato, perché va abolito e come noi intendiamo abolirlo.
Bene, torniamo all’assemblea del 6 dicembre. In quell’occasione tu hai lanciato la nascita di un nuovo soggetto, Generazione 700. Ci spieghi cos’è?
È un fatto. Che nasce dal basso, in Rete e con una forte spinta popolare. Non nasce dentro le stanze chiuse di un’associazione, o per atto notarile. Nasce in mezzo alla gente, come realtà partecipata e popolare. Per noi sarà un Cantiere di lavoro, uno spazio aperto dove portare avanti la nostra proposta di legge e dove poter parlare delle nuove generazioni che maggiormente subiscono il peso del precariato.
Una nuova associazione, quindi?
No. Né un’associazione, né un movimento né altro. Lo ripeto, un Cantiere. Generazione 700 è un fatto di popolo, di Rete e di giovani che non può essere imbrigliata dentro lo schema di uno Statuto, nella rigidità di un esecutivo o nella logica delle tessere. Deve essere uno spazio aperto, largo, partecipato e trasversale.
Perché Generazione 700?
Mi sono ispirato al movimento dei precari greci esploso nel 2008. Loro si ribattezzarono “Generazione 700” in quanto la loro unica forma di sostentamento era il Salario Minimo Nazionale, e presto divennero l’emblema di una generazione senza futuro e senza prospettive. Anche la nostra scelta di tenere l’assemblea il 6 dicembre non è casuale: in quella data di due anni fa veniva ucciso negli scontri di piazza Alexis Grigoropoulos, un giovane studente precario.
Tu sei il Presidente dell’associazione politica Alternative per il socialismo. Con la nascita di Generazione 700, Alternative scompare?
Certo che no. Le radici politiche e culturali di Generazione 700 sono dentro Alternative per il socialismo. La questione di fondo è che non bisogna restare chiusi dentro l’identità, nel recinto della propria specificità. Bisogna guardare avanti, ad un orizzonte sempre più ampio. In questo senso, Alternative per il socialismo dovrà essere uno dei tasselli fondamentali del Cantiere che dobbiamo costruire.
Quali saranno i prossimi passi di Generazione 700?
Di sicuro la raccolta firme. Organizzeremo i gazebo, coinvolgeremo tante associazioni e poi faremo il porta a porta: vogliamo lavorare per strada, sui marciapiedi, dobbiamo riportare la politica tra le persone e le persone dentro i fatti politici.
Un’ultima domanda. Qual è l’orientamento politico di Generazione 700?
Sicuramente non è quello di chi in questi anni ha contribuito a smantellare i diritti, a indebolire i lavoratori e a negare un futuro alle nuove generazioni. Generazione 700 è il punto di partenza per dire che quanto fatto sino ad ora non ci piace e va cambiato. C’è un’intera generazione – di studenti, di lavoratori, di disoccupati – che chiedono di essere i protagonisti della società com’è in tante altre città europee. Senza vittimismo, senza piangerci addosso. Noi siamo concreti, vogliamo riprenderci un sogno.
di Francesco Donzelli - Presidente Alternative per il socialismo
~ 07/12/10
L’assemblea svoltasi lunedì 6 dicembre, alla sala Gemito di Napoli, ha rappresentato un importante momento di confronto tra realtà diverse. Associazioni, movimenti popolari, gruppi universitari, realtà diverse accomunate dal medesimo obiettivo: 50mila firme per abolire il precariato. Una petizione popolare per chiedere al Parlamento di abolire la pessima legge 30, che ha ulteriormente precarizzato un mercato del lavoro già reso insicuro e flessibile – con l’illusorio scenario di creare più opportunità di lavoro – dal famoso pacchetto Treu. 50mila firme per rappresentare la rabbia e il malessere sociale, 50mila firme per mettere in discussione un sistema. Non solo una proposta giuridica, quindi. Ma sopratutto un’opportunità per parlare di lavoro e dei suoi protagonisti, partendo dalle nuove generazioni.
Una generazione di lavoratori costretti a scegliere tra i diritti e la “pagnotta”, una generazione studentesca soffocata da un’università-esamificio e già indebitata col sistema del mutuo (vedi ddl Gelmini), una generazione costretta tra disoccupazione e lavoro nero, una generazione che vede ribaltata la dialettica sociale: sono le famiglie, i genitori e i nonni, ad aiutare giovani senza certezze nè, molto spesso, prospettive. Ed è a questa generazione che noi vogliamo parlare, non soltanto con la nostra proposta di legge, ma sopratutto attraverso la prospettiva di una società diversa.
Così nasce Generazione 700, cantiere di lavoro ispirato al movimento dei giovani precari greci, proprio il giorno in cui, due anni fa, 6 dicembre 2008, veniva ucciso dalle forze dell’ordine Alexis Grigoropoulos: un giovane, uno studente, un precario. Generazione 700 nasce dal bassto e in Rete, come un fatto di popolo, in mezzo alla gente. Non è un’associazione nè ha la velleità di essere un movimento o altro. Sarà una “piazza”, un luogo trasversale di partecipazione e di dibattito, sarà lo strumento per parlare A una generazione e DI una generazione che ha voglia di futuro.
Alle ali rattrapite di quel gabbiano, come diceva Giorgio Gaber, noi dobbiamo rispondere con uno slancio nuovo e vigoroso. Dobbiamo riprendere il volo, guardare ad un orizzonte nuovo. Mobilitare tutta una generazione per riempire le lacune economiche, sociali, culturali, lavorative, politiche della nostra società. Non stiamo fermi a guardare, non aspettiamo che qualcuno elemosini briciole. Siamo una generazione in lotta, una generazione in conflitto, una generazione pronta ad essere il futuro di un paese in declino e rattristito.
Siamo concreti, riprendiamoci un sogno.
di Redazione
~ 08/06/10
Il nostro cammino continua. Dopo l’incontro con i precari Bros, ci vediamo alla Ludoteca “Gioconda” – via Palladini, Centro Storico – per parlare a voce alta di politica. Un dibattito aperto e partecipato, costruito dal basso.
Lavoro, crisi sociale, democrazia, territori, conflitti, questione generazionale sono alcuni dei temi che verranno affrontati.
Per l’occasione, noi di Alternative per il socialismo lanceremo ufficialmente la nostra campagna di adesioni per la riqualificazione di Palazzo Fuga. Presso la ludoteca, durante il dibattito, troverete i moduli di adesione per la raccolta firme.
Un altro piccolo passo in avanti. Dal basso, in Rete, per le alternative.
di Francesco Donzelli - Presidente Alternative per il socialismo
~ 30/05/10
L’assemblea di giovedì 27 maggio alla sala Gemito è stato un momento importante e significativo di partecipazione e di confronto. Movimenti, associazioni, realtà universitarie, sigle sindacali e tanti cittadini hanno partecipato all’iniziativa promossa da Alternative per il socialismo dal titolo: “Lavoro, Crisi sociale, Democrazia”.
Tanti gli interventi che presto verranno pubblicati in video sul nostro blog, su Avanguardie.info e sulle nostre pagine Facebook.
Ci siamo chiesti: “Cosa fare? Da dove ripartire? In che direzione andare?”. E la risposta è stata la stessa per tutti i relatori. Ripartiamo dalla società. Abbandoniamo le sala, i teatri, i circoli di partiti; lasciamo perdere le convention costruite plasticamente per le solite passerelle elettoralistiche e parliamo di contenuti. Diamo il via, dal basso e in modo partecipato, ad un lungo cammino nella società. Mettiamo insieme i pezzi, in Rete, costruiamo una carovana di pensieri, di emozioni, di talenti, di aspirazioni, di disagi e aspettative e riversiamo tutto questo nei luoghi del vivere quotidiano.
Piazze, mercati, librerie, locali della giovane imprenditoria meridionale, centri sociali, università, cantieri, dopolavori, comunità parrocchiali. Entriamo in questi luoghi, con passo delicato ma deciso. Diamo vita ad una costituente di popolo e di società. Una costituente per l’alternativa.
Un’alternativa che sia innanzitutto generazionale.
Il primo appuntamento di questo nostro cammino sarà lunedì 31 maggio, ore 16.00, a via Mezzocannone 16 per un incontro con i precari del Progetto Bros.
Il Progetto Bros è una conquista delle lotte per il lavoro dei bacini della formazione professionale. Contro questo progetto, alle vecchie ostilità, se ne aggiungono delle nuove, con la nuova giunta Caldoro che fin dai primi giorni di insediamento non ha mostrato il dovuto interesse e la necessaria sensibilità per una platea di 4.000 precari che rischiano di trovarsi senza sbocchi contrattuali.
Lunedì Alternative per il socialismo incontrerà la platea dei precari e dei portavoce delle realtà di lotta che li rappresentano.
Un confronto reale, che parla di problemi concreti. Il modo più giusto per battezzare questo cammino nella società che noi di Alternative per il socialismo abbiamo lanciato alla sala Gemito.
di Redazione
~ 19/05/10
Cosa fare? Da dove ripartire? In che direzione andare? Sono alcune delle domande che, dopo il risultato delle ultime elezioni regionali, si pongono inevitabilmente. Un centrosinistra che ottiene risultati di mediazione, ma non vince; un centrodestra che, seppur attraversato da crisi interne di potere, non perde la sua egemonia sul Paese. Il tutto, sullo sfondo di una drammatica congiuntura economico-sociale che colpisce l’Italia e la società globale.
Noi di Alternative per il socialismo vogliamo contribuire a costruire l’alternativa politica ad una destra antidemocratica e plebiscitaria, proponendo un confronto aperto tra forze progressiste e la società civile su tre parole d’ordine: lavoro; crisi sociale; democrazia.
Un’assemblea pubblica giovedì 27 maggio, ore 16.00, presso la sala Gemito di Napoli.
Lavoro: il mondo del lavoro è sempre più indebolito, una lunga stagione liberista ne ha intaccato, e tenta ancora di intaccarne le fondamenta legislative. E con il primato dell’economia finanziarizzata, la produzione di denaro a mezzo di denaro, il lavoro e i suoi protagonisti vengono nascosti in una realtà subordinata. Vediamo oggi tutto il Paese, come già il Mezzogiorno prima, colpito da un processo di deindustrializzazione significativo in comparti significativi. Licenziamenti, precarietà, bacini decennali di formazione professionale, eppure manca una capacità di lettura di insieme, la messa a punto di una fotografia a vantaggio di una più comoda interpretazione sondaggistica. Dati isolati che emergono in modo frammentato, riducendo la portata sociale e di massa a racconti di cronaca. Il lavoro, categoria non assimilabile, è oggi il terreno concreto su cui deve operare l’azione e il pensiero di una sinistra che riscopre la propria narrazione.
Crisi sociale: l’impoverimento diffuso, i piani di austerità, i salari bassi, i tagli a Scuola, Università e ricerca, la crescita esponenziale del debito pubblico che frena le politiche di welfare state, la polarizzazione – sempre più evidente – tra ricchi e poveri, sono gli elementi che determinano il formarsi di un diffuso malessere sociale. Un malessere che trova la sua massima espressione nella logica della guerra tra poveri. Lo straniero diventa il diverso da combattere, il Mezzogiorno d’Italia la zavorra inutile di cui liberarsi, i rigurgiti nazionalistici l’alternativa all’Europa. Tendenze conservatrici come via di fuga, di fuoriuscita dalla crisi che, immancabilmente, legittimano l’egemonia di forze politiche xenofobe nonché il riaffacciarsi, sul piano internazionale, delle formazioni neo-naziste.
Democrazia: la crisi del sistema democratico è sotto gli occhi di tutti. Un parlamento di nominati dalle segreterie di partito, l’attacco frontale sferrato contro il mondo dell’informazione e della satira, il tentativo di imbavagliare il web con argomentazione pretestuose e poco convincenti, la rarefazione degli spazi di confronto e discussione. Democrazia vuol dire partecipazione, dibattito e libertà di critica e di dissenso. E tecnicamente, la nostra democrazia è indebolita nelle fondamenta.
di Redazione
~ 12/04/10
Nel carcere di Poggioreale, per poco più di mezz’ora, è andata in scena la protesta. Nulla di particolarmente eclatante, ma molto significativo: stoviglie contro le inferriate. Quanto basta, comunque, per riaccendere un tema sensibile: sovraffollamento carcerario. Un tema così delicato che già lo scorso agosto aveva portato ad una sentenza choc: la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia a risarcire un detenuto bosniaco, chiuso in un cella di 16 metri quadri con altre cinque persone, per “trattamenti inumani e degradanti”.
Noi di Alternative per il socialismo, contrariamente a gran parte dell’opinione pubblica, abbiamo sempre difeso la giustezza dell’indulto approvato nel 2006. Un gesto di clemenza, supportato dall’appello accorato di Giovanni Paolo II, che ha ridato speranza e al contempo è servito per impedire che la popolazione detenuta sfiorasse quota 100mila. Tuttavia, la questione non sembra risolta, anzi riesplode oggi in tutta la sua consistenza.
Accantonando per un momento l’ipotesi di nuove clemenze, indulto-bis o amnistia, non dobbiamo dimenticare che causa del sovraffollamento è un impianto legislativo che scientificamente porta i detenuti a moltiplicarsi in modo esponenziale. Leggi come la Bossi-Fini e il reato di immigrazione clandestina riempiono le carceri di 20-30mila unità in più di detenuti; o la Fini-Giovanardi, la tanto contestata legge che abolisce le differenze tra droghe leggere e droghe pesanti e abolisce il possesso personale. Bastano 5 grammi di hashish per finire in galera fino a 20 anni.
Insomma, un impianto sanzionatorio feroce e repressivo. Cui bisogna aggiungere fatti strani e inquietanti. Il caso di Stefano Cucchi, in questo senso, è estremamente emblematico. Stefano viene arrestato per possesso di stupefacenti, trasferito nel reparto carcerario dell’ospedale Sandro Pertini dove muore il 22 ottobre 2009, dopo una settimana di agonia. La commissione d’inchiesta parlamentare presieduta dal senatore PD Ignazio Marino stabilisce che “Cucchi ha subito lesioni” e che “la causa del decesso è stata la disidratazione”. Stefano entra vivo, ne esce morto.
Tutto questo deve spingerci ad una profonda riflessione. Ripensare leggi ingiuste, monitorare con severa attenzione le condizioni di vita della popolazione detenuta, pianificare politiche di reinserimento sociale per gli ex detenuti che, soprattutto nelle regioni meridionali, causa la disoccupazione cronica, sono maggiormente esposti ad una ricaduta delinquenziale. Progetti di reinserimento come Esco/Dentro, esperienza campana unica in tutto il paese, pensato per accogliere e dare una prospettiva occupazionale ai beneficiari dell’indulto.
Ci auguriamo un segnale di attenzione e responsabilità dal mondo della politica. Pretendiamo a gran voce che i detenuti vengano rispettati durante la detenzione e che si rifletta, seriamente e senza demagogia, sulle prospettive di vita e di lavoro.
di Redazione
~ 20/02/10
Come avevamo già anticipato sul nostro blog e a mezzo stampa, Alternative per il socialismo promuove un convegno sul “Decentramento amministrativo: analisi e prospettive future” per il giorno mercoledì 24 febbraio, alle ore 16.00, presso l’ex Ospedale Pace di via Tribunali. Oltre ad una serie di associazioni attive in diversi territori, abbiamo invitato anche i presidenti delle dieci Municipalità.
Il convegno rappresenta una importante occasione per riflettere insieme sul fenomeno del decentramento amministrativo prendendo in considerazione tutti i limiti che in questo primo quinquennio hanno impedito alle Municipalità di intervenire risolutivamente su determinate questioni (sicurezza, ambiente, politiche sociali).
Scongiurando l’ipotesi di un ritorno all’accentramento, noi di Alternative per il socialismo siamo convinti che l’unica strada percorribile è solo quella di un completamento della riforma.
Dare più poteri alle Municipalità vuol dire porre in concreto questioni di estrema importanza come la sicurezza che sui nostri territori, in modo trasversale, è di vitale importanza. Con la delocalizzazione delle forze dell’ordine sarebbe possibile monitorare attentamente le strade, i vicoli e quartieri in modo migliore e più capillare.
Una sfida, quella del dentramento, che lanciamo al mondo associativo e della politica per costruire un’amministrazione pubblica vicina alle esigenze dei cittadini.
di Redazione
~ 08/02/10
La scelta dell’Italia dei Valori di appoggiare il candidato democratico Enzo De Luca alle regionali in Campania, ha sollevato un polverone. Per molti, ma fortunatamente non per tutti, è stata una mossa sbagliata, un errore politico di cui l’Idv pagherà le conseguenze. Chi sostiene ciò è del tutto incapace di dare un’articolata lettura politica.
La scelta dell’Italia dei Valori non solo è legittima in quanto avviene democraticamente, ma segna una svolta politica profonda all’interno del partito. Non basta la piazza, lo ha detto lo stesso Di Pietro. Fare opposizione non significa soltanto urlare il proprio malcontento, ma più largamente costruire un progetto d’alternativa. Una sfida che interroga sia l’Idv quanto il Partito democratico, ancora incerto sulla sua identità.
Ma quella di Salerno è sopratutto una svolta importante dal punto di vista culturale. Accantonare il giustizialismo massimalista a vantaggio di un più garantista codice etico. L’apertura di un fascicolo di inchiesta non equivale immediatamente ad una condanna.
Chi sosteneva che l’Idv avrebbe dovuto proporre un suo candidato o peggio ancora non presentarsi alle elezioni regionali in Campania, non fa altro che porgere il fianco alla destra berlusconiana. Spaccare il centrosinistra con una candidatura concorrenziale, o magari indebolirlo con l’assenza di un alleato forte come Di Pietro avrebbe significato regale la Campania al Pdl.
Bisogna invece lottare. Alternative per il socialismo è schierata con il centrosinistra nella sua totalità, perché bisogna portare avanti quello che è stato fatto in questi anni, correggendo sbavature e imperfezioni. E perché non vogliamo che il centrodestra, come ha già esplicitamente manifestato, faccia scempio del nostro territorio con le centrali nucleari.
di Francesco Donzelli - Presidente Alternative per il socialismo
~ 03/02/10
Portare al centro dell’azione politica la questione dei territori e dei quartieri, significa rinsaldare quel legame democratico che tiene insieme i cittadini e le istituzioni locali. Troppe volte le Municipalità, alle richieste sempre più pressanti dei cittadini, hanno risposto con il silenzio nascondendo i problemi reali dietro operazioni di facciata e di pura demagogia. Noi Alternative per il socialismo siamo impegnati da oltre un anno in IV Municipalità (che comprende i quartieri Poggioreale, San Lorenzo e Vicaria) proprio per ricostruire questo importante collegamento democratico a vantaggio dei cittadini e nonché della credibilità delle istituzioni.
Troppo spesso la IV Municipalità è stata avvertita come lontana e distante, inefficace nell’affrontare questioni delicate come la richiesta, più volte sollevata dai residenti, di una seria riqualificazione territoriale che ne migliorasse la vivibilità. La IV Municipalità, che si inscrive all’interno di quel parziale fenomeno di decentramento amministrativo che ha portato alla sostituzione delle vecchie Circoscrizioni, non ha saputo ricoprire un ruolo di protagonismo istituzionale. Per limiti oggettivi e per mancanza di una strategia d’insieme, non senza un deficit dal punto di vista comunicativo, la Municipalità sembra non esistere affatto.
L’intento politico di Alternative per il socialismo è da un lato quello di avvicinare i cittadini all’amministrazione di quartiere; dall’altro responsabilizzare, e quindi misurare nel concreto, il lavoro della Municipalità. Una battaglia politica costruttiva, che pone questioni concrete da risolvere ma senza trascurare i limiti strutturali, amministrativi e di bilancio, che affliggono l’amministrazione.
È interesse di Alternative per il socialismo porre una pianificazione politico-programmatica che si articola in quattro punti.
Primo: riqualificazione territoriale. Significa valorizzare un territorio, offrendo spazi di vivibilità e attrattiva per i cittadini, tentando anche di stimolare l’economia della zona. Così come è stato fatto già in altra piazze, proponiamo che anche a piazza Carlo III, luogo centrale dell’arteria cittadina, venga realizzato un impianto di giostre. Questo offrirebbe un’attrazione sana a ragazzini che spesso hanno come unica attrattiva la strada; spronerebbe una maggior cura del territorio dal punto di vista igienico e rappresenterebbe anche un incremento per le attività commerciali della zona. Di questo tema ne abbiamo già parlato, in un tavolo di Giunta, con gli assessori Giampiero Perrella e Monica Palumbo.
Secondo: trasparenza e comunicazione. Il sito del Comune di Napoli, attualmente l’unico strumento di informazione della Municipalità, è del tutto insufficiente. I residenti, purtroppo, non conoscono i contenuti né le decisione del Consiglio. Noi di Alternative per il socialismo entreremo direttamente nel “palazzo” con il nostro giornale, Avanguardie. Videointerviste, notizie flash, aggiornamenti dal Consiglio, Avanguardie diverrà uno strumento per ricostruire quel filo di comunicazione tra i cittadini (che pongono domande) e le Istituzioni (che hanno il compito di trovare risposte). Un esperimento che tenteremo di allargare a tutte le Municipalità, perché i cittadini hanno il diritto di consocere gli argomenti e le decisioni della classe politica.
Terzo: completamento del decentramento amministrativo. Oggi le Municipalità hanno poteri parziali, ingarbugliate in una complessa costruzione burocratica. Più poteri alle Municipalità significa garantire un migliore governo dei territori oltre che una maggiore sicurezza con la gestione decentrata della polizia locale. Su questo, Alternative per il socialismo promuove per mercoledì 24 febbraio, all’ex Ospedale Pace alle 11.00, Alternative un convegno.
Quarto: Palazzo Fuga: Il recupero di una struttura così imponente, consentirebbe una riqualificazione generale di tutta la Municipalità, oltre che un punto di forza per la rinascita culturale di tutta la città. Uffici, alloggi per universitari, strutture teatrali, mensa per i poveri, impianti sportivi, le possibilità di utilizzo sono infinite. In merito, abbiamo già chiesto un Consiglio congiunto tra le due Municipalità di competenza.
Questo è il programma politico che Alternative per il socialismo mette in campo per la IV Municipalità. Un programma che potrà essere arricchito dalle proposte che chiunque potrà scrivere sul nostro blog.
di Redazione
~ 31/01/10
Pubblichiamo una interessante intervista di Alessandro Gilioli, tratta dalla rivista MicroMega, all’ex avvocato/parlamentare di Silvio Berlusconi, Carlo Taormina.
«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».
Carlo Taormina, 70 anni, è stato uno dei legali di punta del Cavaliere fino al 2008, quando ha mollato il premier e il suo giro – uscendo anche dal Parlamento – a seguito di quella che lui ora chiama «una crisi morale». Ormai libero da vincoli politici, in questa intervista a Piovonorane dice quello che pensa e che sa su Berlusconi e le sue leggi.
Avvocato, qual è il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?
«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».
Mi spieghi meglio.
«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».
E perché?
«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimentoı».
E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis?
«Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».
Mi faccia capire: Berlusconi sta facendo una legge – il legittimo impedimento -che già sa essere incostituzionale?
«Esatto. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».
Come fa a esserne così certo?
«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».
Tipo?
«Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».
Che all’epoca era Presidente della Repubblica.
«Esatto. E Ciampi chiese una modifica».
Quindi?
«Quindi io dissi a Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a niente».
Pentito?
«Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.
A chi si riferisce?
«A Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».
Prego?
«Sì, il prossimo che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera e Pisanu».
Ma mancano ancora tre anni e mezzo alla fine della legislatura…
«Non credo proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».
E perché?
«Perché gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».
Aiuto: mi sta dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?
«E’ quello a cui punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali».

