Alternative per il Socialismo

Il socialismo è portare avanti quelli che sono nati indietro.

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    diffondi
  • Ministero della distrazione pubblica

    di AlessioViscardi

    ~ 31/10/08

    Quello che è accaduto mercoledì in Piazza Navona non ha sorpreso nessuno. La giornata era tesa e cruciale per la conversione in legge del Decreto Legge 137, il Decreto Gelmini. Dopo le dichiarazioni del Presidente Emerito Cossiga, tutti si aspettavano qualcosa. Infiltrati, agenti segreti, digos pronti all’azione.

    Ed infatti qualcosa è successo. Le versioni cambiano molto a seconda del video guardato su youtube. Quelli caricati dai Collettivi di sinistra mostrano Fascisti armati di spranghe picchiare al grido di battaglia “Duce, Duce”! Se invece si osservano con attenzione i video di Blocco Studentesco, sembra lapalissiano che l’aggressione sia frutto di un manipolo di Ultrà dei Collettivi di Sinistra giunti sul posto in tenuta da combattimento.

    Di chi è la colpa? Chi ha cominciato l’attacco?

    Rispondere a questa domanda sarebbe inutile e dannoso. Inutile perché in una manifestazione che raduna fascisti, moderati e comunisti contro una riforma ingiusta ed amorale come la cosiddetta Riforma Gelmini (in realtà, contro i provvedimenti previsti dalla Legge 133) qualche tafferuglio è il minimo che possa accadere. D’altronde, ci sono state grosse manifestazioni di civiltà in questi ultimi giorni, sia da parte degli studenti di destra che da quelli di sinistra. “Né rossi, né neri, ma liberi pensieri” – è il vero inno della loro protesta.

    Dannoso, perché quelli che si sono scontrati non erano solo studenti. Sibillatori, infiltrati? Fatto sta che i titoli di numerosi quotidiani e TG fanno riferimento soprattutto ad una “Rissa tra Studenti”.

    Tutto questo non sorprende l’osservatore attento. Non sorprende chi ha compreso come pensa ed agisce il Premier. Il vero problema non è se erano studenti quelli che in piazza se le sono date di santa ragione. A dirla tutta, il problema non è nemmeno se tra le fila di Blocco Studentesco e dei Collettivi siano stati infiltrati agenti della Polizia di Stato.

    Tutta questa bagarre è studiata ad hoc per Distrarre l’Opinione Pubblica. Si tratta di gossip, folklore e costume. Sposta l’attenzione dal merito della protesta – la Legge 133 e la sua prima attuazione con il Decreto Gelmini – agli elementi di contorno. Anche il sospetto che il Governo abbia infiltrato qualcuno non fa altro che distogliere lo sguardo della popolazione.

    Sono settimane che assistiamo a questo teatrino. Prima abbiamo ascoltato le affermazioni dell’emerito Statista di Palazzo Chigi, che dal suo scanno minacciava di mandare la polizia a sgomberare le Università in Protesta. Poi, il Picconatore ci ha ricordato come si faceva negli Anni Settanta: infiltrati tra le file degli estremisti di Destra e di Sinistra, fomentazione della rivolta violenta, distruzione di beni pubblici e privati, aumento della paura collettiva ed invio della salvifica Polizia di Stato a ristabilire l’Ordine Sociale. CONTINUA A LEGGERE…

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    Salviamo l’università e la ricerca

    di Daniela Palmieri

    ~ 30/10/08

    L’approvazione del decreto legge n.112, divenuto, mediante la conversione, la Legge n. 133/08, ha segnato una spaccatura nella storia dell’Università italiana.

    L’art. 16 provvede a fornire la possibilità agli Atenei di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato.

    Questa possibilità diventa costrizione a causa dei tagli ingenti previsti fino al 2013.

    Pertanto le Università saranno costrette ad aumentare le tasse in maniera incontrollabile o a diminuire i servizi agli studenti per chiudere il bilancio in pareggio.

    Basti pensare l’obiettivo prefissato dal Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, cioè quello di arrivare al 2012 con un taglio al bilancio dell’Istruzione pari a 3,2 miliardi di euro.

    Economicamente tale obiettivo viene chiamato “ contenimento della spesa”, ovvero una limitazione per migliorare la qualità dell’offerta scolastica attraverso la riduzione degli sprechi.

    Inoltre per un ulteriore contenimento della spesa, il ministro Mariastella Gelmini prevede di raggiungere l’obiettivo attraverso la revisione degli ordinamenti scolastici, ovvero la riduzione dell’orario scolastico dalle elementari al liceo.

    Dunque con l’introduzione del maestro unico e la riduzione dell’orario di lezione si avrà una conseguenza di 87.000 insegnanti a rischio.

    La preoccupazione maggiore riguarda i bambini poiché tagliando i fondi alle scuole, i vostri figli dovranno recarsi al privato, l’istruzione tornerà a essere un privilegio per pochi e non più un diritto per tutti.

    L’aspetto bizzarro della vicenda è che il ministro ha avuto il coraggio affermare che siamo noi studenti a non essere informati.

    Ma i disinformati in questione sono la Gelmini e Tremonti, visto che entrambi ignorano e disconoscono il provvedimento “ omicida “ che reca la loro firma. CONTINUA A LEGGERE…

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    Post tags: decreto Gelmini Tremonti, insegnanti, istruzione, legge 133, Napoli, ricerca, sud, università
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    Finalmente svegli

    di Sergio Bertat

    ~ 28/10/08

    Sono fortemente convinto che il ministro Maria Stella Gelmini con la sua riforma qualcosa di buono l’abbia fatto: ha finalmente risvegliato gran parte degli studenti italiani che fin o a poco tempo fa dormivano inconsapevolmente su un letto di spine. Tutti in piazza! Studenti, insegnanti, lavoratori e non, tutti uniti contro un governo che non dando il dovuto peso alle volontà del popolo va avanti con le sue riforme quasi volesse restaurare un nuova dittatura mascherata da finta democrazia. Rifacendomi al quotidiano la Repubblica ho qui riportato alcuni stralci che raccontano la mobilitazione studentesca nelle maggiori città italiane:

    Palermo, proteste e sit-in
    Cortei, sit-in e iniziative di protesta sono in corso in diversi punti della città, a Palermo. Davanti la sede della Rai, in viale Strasburgo, un gruppo di studenti di scuole medie superiori sta effettuando un sit-in, mentre altri studenti dopo un presidio in piazza Politeama, davanti al teatro, hanno sfilato in corteo per via Libertà, creando problemi alla circolazione. In piazza Castelnuovo invece gli studenti della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università hanno partecipato a una lezione all’aperto. Altre lezioni delle facoltà di Ingegneria, Architettura, Medicina, Farmacia e Giurisprudenza sono in programma in diverse zone della città.

    Calabria, assemblee e dibattiti
    Proseguono assemblee e dibattiti nelle scuole calabresi contro i contenuti della riforma Gelmini. A Cosenza, stamani, manifestazione spontanea degli studenti delle scuole superiori che hanno sostato davanti alla Prefettura. Sempre nel cosentino, al liceo di San Giovanni in Fiore è partita una “campagna formativa e informativa” con assemblee, dibattiti e proiezioni di filmati cui partecipano docenti e studenti. Sono tornati regolarmente in classe, dopo tre giorni di occupazione, gli studenti del Liceo scientifico Pitagora di Rende (Cosenza). Autogestione al liceo scientifico e al professionale di Stato di Filadelfia, nel vibonese. All’università della Calabria continua la mobilitazione in vista dell’assemblea generale sulla riforma Gelmini.

    Cagliari, lezione di storia al Bastione di Saint Remy
    “I tagli del governo agli atenei provocheranno caos e degrado nell’Università italiana”. E’ questo il monito con cui Claudio Natoli, professore di Storia contemporanea all’Università di Cagliari, ha aperto, di fronte a circa 300 persone e agli sguardi degli incuriositi passanti, al Bastione di Saint Remy, la prima delle tre “lezioni in piazza” previste stamattina nell’ambito della protesta organizzata da docenti e studenti della facoltà di Lettere e filosofia del capoluogo sardo. Attorno la professore, alcuni studenti con indosso magliette “insanguinate” si sono stesi su drappi neri per rappresentare la scena di un omicidio, spiegando poi con uno striscione che “l’arma del delitto è la legge 133″.

    Cortei Roma a piazza Venezia e al ministero dell’Istruzione
    La testa del corteo degli studenti partito da piazza della Repubblica è arrivata a piazza Venezia. I ragazzi, di diverse estrazioni politiche, hanno sfilato lungo via Cavour e via dei Fori Imperiali. Al ministero dell’Istruzione è arrivato un altro corteo di 1500 studenti partito dal laghetto dell’Eur.


    Roma, occupato anche il Manara

    Continuano le occupazioni dei licei romani per protestare contro il Dl Gelmini. Da stamane anche lo ’storico’ liceo classico ”Manara”, nel quartiere di Monteverde vecchio, a due passi da Villa Pamphili, è stato occupato dagli studenti che hanno bloccato la didattica e si stanno organizzando in una sorta di autogestione.

    Torino, licei e istituti occupati
    A Torino l’elenco dei licei e degli istituti bloccati («ma non si tratta di occupazione» precisano gli studenti) è lungo. Ogni scuola ha scelto vari modi di contestazione. In alcune ci sono in parte, lezioni regolari e assemblee al mattino. Il pomeriggio ci sono i laboratori alternativi. Ci sono le lezioni in piazza (gli studenti del Gioberti, nell’area davanti a Palazzo Nuovo). C’è l’agitazione che prosegue anche la notte, con gli studenti, sorvegliati da alcuni insegnanti d’accordo sulla protesta, che si fermano nelle aule, tra canti, musiche e cibi e torte preparate dai genitori.

    Napoli, proseguono le lezioni all’aperto
    A Napoli proseguono le lezioni all’aperto. Stamattina è stato il turno della professoressa Valentini con un seminario dal tema “la politica quando diventa format” nel cortile di Palazzo Giusso. La mobilitazione prosegue anche negli altri Atenei. La prima assemblea di oggi si è svolta nella sede di Ingegneria della Federico II a piazzale Tecchio. Alle 12 sarà la volta di Architettura in via Forno Vecchio e alle 14.30 Fisica a Monte Sant’Angelo. Nel pomeriggio, la consueta riunione delle 15 a Palazzo Giusso e alle 16.30 un’altra assemblea nell’aula occupata della Facoltà di Scienze a via Mezzocannone.

    Roma, studenti di medicina fanno lezione sotto ministero
    Continua il ciclo delle lezioni in piazza organizzato dagli studenti della Sapienza. Stamattina è la volta dei ragazzi di medicina i che, con tanto di camici indosso, si sono presentati alle 10 sotto al ministero dell’istruzione per una lezione di chirurgia toracica. Sulle gradinate del dicastero ci sono più di cento universitari pronti ad ascoltare la lezione del professor Marco Biffoni.

    Corteo a Potenza, universitari in assemblea a Matera
    Circa duemila studenti delle scuole medie superiori di Potenza hanno partecipato stamani ad un altro corteo – dopo quello organizzato nei giorni scorsi e dopo il “sit-in” di ieri sera – per protestare contro il decreto del Governo sulla scuola. Il corteo ha percorso alcune delle strade principali della città, bloccando momentaneamente il traffico. A Matera, gli studenti universitari si sono riuniti in assemblea: stamani è previsto l’intervento del rettore dell’Ateneo lucano, Antonio Mario Tamburro. Nel pomeriggio in città si svolgerà un corteo di protesta contro la riforma e domani alcune lezioni potrebbero svolgersi all’aperto.

    Parma, lunedì di proteste
    A Parma non si ferma la protesta anti-Gelmini. Lezioni in piazza, corsi sospesi, volantinaggio, autogestioni. Un lunedì infuocato per protestare contro i tagli all’istruzione: tra scuole superiori e università continuano le manifestazioni di protesta e giovedì 30 i professori scenderanno in strada per lo sciopero nazionale

    Palermo, lezioni all’aperto
    Ritornano anche a Palermo le aule all’aperto. Stamattina lezione in piazza Politeama per la facoltà di Scienze della formazione, mentre ad Architettura gli studenti come gesto simbolico sostituiranno le pietre di un fossato con piante da loro acquistate. Nel pomeriggio, ancora al Politeama, per la grande manifestazione indetta da Lettere e alla quale hanno aderito tutte le altre facoltà: l’appuntamento è alle 16.

    Bologna, candele accese contro la riforma
    «Fermatevi». Le scuole bolognesi lo scriveranno con candele e torce sul crescentone, martedì alle 18.30, ed invitano tutte le piazze italiane a fare lo stesso, per lanciare un messaggio luminoso alla vigilia del voto sulla riforma Gelmini al Senato. Non più una semplice fiaccolata, dunque, ma una veglia notturna di protesta in preparazione dell´ultima spiaggia.
    Bari, lezioni all’aperto
    Lezioni universitarie in piazza questa mattina a Bari per protestare contro la riforma Gelmini. Stamane a dare il via alle attività, nella centrale piazza Umberto, di fronte all’Ateneo, è stato il professor Angelo Massafra della facoltà di Lettere con una lezione di storia moderna rivolta ad una cinquantina di studenti seduti per terra. Fitto il programma della giornata. I docenti hanno accolto favorevolmente l’iniziativa degli studenti concordando addirittura con la preside di facoltà, Grazia Di Staso, il calendario delle lezioni di tutta la settimana.

    Trento, maratona didattica
    Ha preso il via questa mattina alla facoltà di Sociologia a Trento una maratona didattica no stop di protesta contro la legge 133. Un’iniziativa promossa dal Comitato No Gelmini in preparazione della manifestazione di domani mattina che prevede un corteo fino alla sede del Rettorato, in coincidenza con la seduta del consiglio di amministrazione dell’Università. Sempre questa mattina i lettori di madre lingua, con una lezione all’aperto, manifestano davanti al Rettorato contro il blocco delle assunzioni.

    Firenze, 24 ore di lezioni in piazza
    E’ partita a Firenze la maratona di studio per protestare contro la Legge 133. Gli studenti del polo di scienze hanno organizzato infatti 24 ore non stop di lezioni a partire dalle 8.30 di stamattina.
    Le lezioni si svolgono al dipartimento di matematica Ulisse Dini e sono visibili anche in streaming sui siti www.collettivodiscienze.it e www.studentidisinistra.org. Stamani la prima lezione è stata ‘Testa, croce o successioni’ del professor Ricci; a seguire lezioni di chimica, meccanica, fisica e geometria. Non mancheranno lezioni curiose su come imparare, ad esempio, a risolvere il cubo di Rubik o su come mentire con la statistica. Su internet gira la proposta di estendere a tutta Italia l´idea lanciata da una scuola di Pietrasanta di organizzare una veglia-fiaccolata per martedì.

    Foggia, istituto chiuso con lucchettti
    Ancora una iniziativa di protesta contro il decreto Gelmini, questa mattina, da parte degli studenti dell’istituto tecnico per geometri “Eugenio Masi” di Foggia. Gli studenti hanno manifestato gridando slogan e chiedendo il ritiro del decreto. Inoltre hanno chiuso i cancelli dell0istituto scolastico con alcuni lucchetti attaccando anche dei cartelli che invitano a proseguire nella lotta. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno rotto i lucchetti: i militari hanno anche avviato delle indagini per verificare se vi siano gli estremi del reato di interruzione di pubblico servizio.

    Tor Vergata in vendota su e-Bay
    Proteste senza sosta negli atenei. Gli studenti dell’università romana Tor Vergata hanno provocatoriamente messo in vendita, per appena un euro e 50 centesimi, sul sito e-Bay la propria università. Sempre gli studenti di Tor Vergata ieri hanno raggiunto la centrale piazza dei Cinquecento, a Roma, in camice bianco e libri in mano.

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    Post tags: Gelmini, la repubblica, piazza, proteste, riforma, studenti
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    Terrorista di Stato

    di Redazione

    ~ 26/10/08

    Se le dichiarazioni-smentite di Berlusconi sull’uso della forza contro gli studenti potevano lasciare spazio al dubbio, le affermazioni del vecchio Francesco Cossiga il dubbio lo spazzano via come la bora di Trieste farebbe con un mucchietto di polvere: in Italia c’è emergenza democratica. In un altro Paese il vecchio Cossiga sarebbe all’ufficio postale a fare la fila per la pensione sociale, non a campare vita natural durante sulle spalle dei cittadini, passando come uno dei vecchi saggi della politica italiana.

    Le esternazioni fatte al Giorno dal vecchio Cossiga sono inaccettabili, costituiscono una vera e propria istigazione al terrorismo di Stato, oltre che una confessione grave di colpevolezza. Se noi di Alternative per il Socialismo, come un qualsiasi libero cittadino dal proprio blog, dicessimo che Cossiga andrebbe cacciato a calci nel sedere dal Senato, ci ritroveremmo la Polizia Postale a sequestrarci il dominio ed una bella denuncia per istigazione a delinquere. Il vecchio Cossiga invece può confessare di essere responsabile di atti terroristici avvenuti in seno ai movimenti studenteschi del passato, chiedere il bis al ministro degli interni dopo quarant’anni, e passare pressoché inosservato su tutti i media nazionali.

    Vergognati, vecchio Cossiga, insieme a tutti quelli che, come te, non hanno che la vergogna come ultima opportunità per conservare un po’ di dignità.

    Ci rivolgiamo a tutti i responsabili di violenze contro la libertà d’espressione, di pensiero e di dissenso, ai terroristi di stato: anche se voi vi credete assolti, siete per sempre coinvolti.

    da “Il Manifesto” del 26/10/2008

    di Alessandro Robecchi
    C’è soltanto una cosa più deprìmente delle parole di Francesco Cossiga, ed è il fatto che siamo ancora qui a occuparci di Francesco Cossiga. La mirabile lezione di guerrìglia di stato fornita dall’ex presidente, con le sue suggestioni argentine e cilene, la sua confessione (io facevo così) e il delizioso tocco macho-fascio (picchiare le «maestre ragazzine») ci costringono a farlo, ma, diciamolo, controvoglia. Anche la grande stampa ha preferito glissare: che Cossiga teorizzi il terrorismo di stato per fermare un movimento pacifico non ha fatto notizia, non ha «bucato». Se l’anziano gladiatore fosse uscito di casa con una pizza in testa o vestito da sioux avrebbe avuto più audience. La linea prevalente è alzare le spalle, minimizzare: c’è sempre un tenero nonnetto da qualche pane che dice quant’era bella la prima guerra mondiale. Forse è giusto così: le tattiche guerrigliere di Cossiga Francesco sono vecchie come il cucco, Berlusconi le conosce e le ha già applicate (Genova). Eppure c’è qualcosa di più grave ancora, per noi e per il paese, dette esternazioni da colonnello greco del senatore Cossiga. C’è il fatto che in una società avanzata, alle prese con le sue crisi, le sue speranze di cambiamento, le sue resistenze alla prìvatizzazio-ne totale, le sue onde anomale, la sua difesa dei diritti, la sua informazione deviata e il suo peronismo per gli acquisti, siamo ancora qui a occuparci di Francesco Cossiga. E’ davvero deprìmente: Cossiga voleva menarmi quando avevo sedici anni, e ora che ho moglie, figli, casa, macchina e lavoro, Cossiga vuole menarmi ancora. Ammetterete che c’è qualcosa di maniacale. Certo il tempo è dalla nostra parte, verrà un giorno in cui chiacchierando di cose irrilevanti potremo dire, ehi, ti ricordi Cossiga? E serenamente rispondere: no.

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    Post tags: Alternative per il socialismo, avviso ai naviganti, Berlusconi, Cossiga dichiarazioni, Gelmini, il Giorno, occupazione scuole, studenti protesta
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    Cos’è il debito pubblico?

    di Ferdinando Apice

    ~ 25/10/08

    In natura tutto nasce, cresce e si distrugge. Fatta eccezione per il debito pubblico che nasce, cresce, e cresce, cresce, cresce, cresce……. Tutti ci chiediamo, in effetti, quale sia il vero meccanismo del debito pubblico. Questo non è altro che l’insieme dei debiti che lo stato contrae se con i tributi, le sanzioni e le vendite pubbliche non copre tutte le spese. In questo caso si verifica un disavanzo del debito che lo stato copre contraendo un altro debito con la banca centrale europea. In concreto, il governo emette titoli del debito pubblico che cede alla banca centrale europea che gli anticipa l’85% del loro valore. Una volta che questi titoli saranno scaduti (la loro durata è di qualche anno), dovrà essere pagato il loro valore ai proprietari attuali, un valore che nel frattempo avrà subito un vistoso aumento in seguito all’accumulo degli interessi. Intanto, i governi italiani che si sono succeduti hanno coperto il deficit di bilancio aumentando il debito pubblico anno dopo anno. Così, lo Stato italiano dagli anni ‘80 fa cassa vendendo e soprattutto svendendo beni e imprese pubbliche. Ma cosa accade esattamente negli anni ‘80 che fa decollare il debito pubblico? Il fatto e che fino a quel momento le banche finanziavano le esigenze dello Stato, con dei vincoli di portafoglio, che le obbligavano a comprare i titoli di debito pubblico a tassi sensibilmente bassi, fino a quando, proprio in quegli anni, le autorità monetarie – sorrette da una classe politica irresponsabile – abolirono quei vincoli obbligando così lo Stato ad approvvigionarsi a tassi di mercato. In questo modo siamo arrivati oggi ad una accumulazione di debito pubblico pari al 105% del prodotto interno lordo. Con la tragica conseguenza che per pagare gli interessi passivi non rimangono più soldi per le politiche sociali. Secondo il mio parere bisogna puntare su soluzioni marcatamente radicali al fine di rimettere in piedi il nostro Paese, restituendo ai cittadini quella dignità che in questi anni è stata calpestata più volte: innanzitutto, rivendicare la nostra sovranità monetaria per difendere e legittimare i nostri interessi e non quelli degli azionisti privati della banca centrale europea; successivamente, bloccare per qualche anno il debito pubblico, affinché si possa governare senza questa grossa mannaia che ci pende sulla testa. Una mannaia che deriva dalla più grande truffa del mondo moderno.

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    Post tags: banca, debito pubblico, europa, stato
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    La trappola mediatica contro i tifosi napoletani

    di Ciro Rutigliano

    ~ 24/10/08

    In un’intervista lo scrittore e giornalista statunitense Alexander Stille dichiarò che “se una cosa non appare in televisione, non esiste”. Forse è stata questa frase a spingermi a vederci chiaro sulle vicende di domenica scorsa, quelle riguardanti l’ormai noto viaggio dei tifosi napoletani dal capoluogo campano alla capitale. O forse Adolf Hitler e il suo “più grande è la bugia, più la gente la crederà”. Fatto sta che credo e sono fermamente convinto della capacità critica dell’essere umano e del suo obbligo morale di sollevare, quando necessario, ogni ragionevole dubbio. Il dubbio è alla base di ogni futura certezza. Durante questo articolo, si analizzeranno fatti, si porteranno prove e alla fine si tireranno le somme, cercando di rispondere ad alcune domande: Sono davvero avvenuti episodi di “guerriglia urbana” domenica scorsa? E’ stata sensata la scelta di giocare a porte aperte una delle partite più a rischio di tutto il campionato? E’ giusto punire un’intera tifoseria per i presunti fatti accaduti in stazione e fuori all’Olimpico di Roma? Se complotto è stato, perché c’è stata una così forte connivenza da parte dei media? In ultimo, a cosa mirerebbe tutta questa destabilizzazione dell’ambiente partenopeo (inteso come città e squadra)? Tutto ciò a dimostrazione del corollario di Jost, secondo cui realtà e finzione ormai si intrecciano a tal punto che non è possibile più definirne i confini. E di come i media italiani se ne approfittino.

    Domenica 31 agosto è di scena la prima giornata del campionato di Serie A. Inspiegabilmente e sorprendentemente, il Viminale decide di far giocare a porte aperte tutte le partite, senza divieti di trasferta, adducendo a questa scelta motivazioni di tipo fideistico. Suonano un po’ come “ve lo facciamo fare per vedere se fate i bravi”. CONTINUA A LEGGERE…

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    Post tags: media, pasolini, puglisi, questore, scontri, sport, tifosi, trenitalia, ultras, viminale
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    Le forbici e il manganello

    di Michele Di Mauro

    ~ 23/10/08


    immagine da skuola.tiscali.it
    L’attacco che la scuola e l’università pubbliche stanno subendo da parte del governo, per mezzo di una serie di provvedimenti fra i quali capegga la legge 133/08, non ha eguali nella storia dell’Italia. In un colpo sono stati fatti fuori ottantasettemila insegnanti dalla scuola elementare. Il fondo di finanziamento ordinario alle università è stato tagliato di milioni di euro. Il ricambio generazionale è stato bloccato: nell’università saranno assunti due nuovi docenti per dieci che andranno in pensione.
    Il risparmio che si prevede è di circa un miliardo di euro: guarda caso, il costo dell’operazione per il salvataggio di Alitalia. CONTINUA A LEGGERE…
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    Post tags: Berlusconi, Gelmini, legge 113/08, lotta, occupazioni, riforma, scuole occupate, studenti, tagli scuola, tagli università, trasformazione in fondazioni
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    Sgomberato il centro sociale Horus: la repressione ha inizio

    di Francesco Donzelli - Presidente Alternative per il socialismo

    ~ 22/10/08

    Per il sindaco di Roma è l’inizio di un nuovo corso. È l’alba del 21 ottobre. In corso Sempione, quartiere Montesacro, una ventina di agenti in tenuta antisommossa fanno irruzione nel centro sociale Horus, locale occupato l’anno scorso dai centri sociali di sinistra. “Oggi cominciamo un lungo periodo di sgomberi”, dichiara Gianni Alemanno a blitz appena concluso. Una “bonifica”, tra l’altro, già annunciata in campagna elettorale e che adesso trova concretizzazione. Ma prima di commentare la notizia, è bene riportare di seguito alcune informazioni sul sindaco di Roma e sulla sua “famiglia”, per comprendere meglio da chi sono amministrati i romani e di quali esponenti politici questo governo si fregia. Alemanno entra da giovanissimo in politica, nelle organizzazioni giovanili del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale, diventando segretario provinciale romano del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile missino. È stato arrestato diverse volte: nel novembre 1981 per aver partecipato insieme ad altri quattro componenti del Fronte della Gioventù all’aggressione di uno studente di 23 anni (Ansa, 20/11/1981). Nel 1982 viene fermato per aver lanciato una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma, scontando poi 8 mesi di carcere a Rebibbia (Ansa, 15/05/1988). Nel 1988 diventa Segretario Nazionale del Fronte della Gioventù, CONTINUA A LEGGERE…

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    Post tags: Alemanno, Alternative per il socialismo, centri sociali, fascismo, Gelmini, MSI, sindaco di Roma, Tremonti
    Postato in: Politica | | Commenti (1)

    È morto Vittorio Foa, maestro della sinistra

    di Francesco Donzelli - Presidente Alternative per il socialismo

    ~ 21/10/08

    Da oggi, la sinistra italiana (già così confusa e sbandata) avrà un riferimento in meno: la morte di Vittorio Foa lascia un vuoto politico sicuramente impossibile da colmare. Intellettuale, cospiratore antifascista, prigioniero politico, capo della resistenza, deputato, senatore, uomo di partito, saggista, condirettore de il manifesto, professore universitario, storico, con la sua vita Vittorio Foa ha attraversato l’intera storia del movimento operaio e della sinistra italiana. Nato il 18 Settembre 1910, inizia il suo attivismo politico nel movimento di Giustizia e Libertà contro il regime fascista proprio negli anni in cui Mussolini – all’apice del consenso popolare – preparava l’aggressione all’Etiopia. Il 15 Maggio 1935 Vittorio Foa, all’epoca venticinquenne, viene arrestato e denunciato al Tribunale Speciale Fascista. Fu condannato a 15 anni di reclusione, nel carcere di Civitavecchia. Uscirà dal carcere il 23 Agosto 1943, all’età di 33 anni. Il governo Mussolini era caduto il 25 Luglio, ma ci vollero gli scioperi di Milano e Torino e le pressioni dei commissari sindacali perché il nuovo capo di governo, il vecchio maresciallo Badoglio, si decidesse a liberare Foa e i suoi compagni. Dal settembre del 1943, raggiunta la libertà, Foa partecipa attivamente alla Resistenza come dirigente del Partito d’Azione. Il 2 Giugno 1946 Vittorio Foa viene eletto deputato all’Assemblea Costituente e membro della “Commissione dei 70”. Gli articoli 39 e 40 della nostra Costituzione, sulla libertà del sindacato e sul diritto di sciopero, sono anche opera sua. Nel 1948 entra nella CGIL con incarichi di direzione dell’ufficio economico. Nel 1953 viene eletto deputato nelle liste del Partito Socialista e sarà confermato per altre due volte. Nel 1955 diventa segretario nazionale della FIOM e due anni dopo entra nella segreteria della CGIL. Un’intera vita trascorsa nell’impegno costante di rappresentare i valori e gli ideali della sinistra democratica, senza mai perdere lucidità e spirito critico. Al “feticismo di partito”, Foa preferiva la ricerca costante della verità, oltre ogni rigorismo lui sceglieva la strada dell’azione. In ogni sua parola si respirava una “libertà e intelligenza politica carica di futuro”. Alla fine degli anni ‘80 Foa è protagonista delle discussioni in atto nella sinistra italiana alla vigilia della “svolta” di Achille Occhetto del 1989 che segna la fine del Pci e la nascita del Pds. Il Pci così si divide e Foa, che comunista non è mai stato (anzi: era sempre stato in polemica con il Pci e i suoi dirigenti), viene eletto senatore nelle fila del Pci-Pds (1987-1992). Da allora si ritira a vivere a Formia (Latina), con la sua compagna Sesa Tatò, che ha condiviso con lui tutta una vita. Una delle sue ultime immagini pubbliche sono quelle del palco di piazza San Giovanni a Roma il 14 settembre 2002, alla manifestazione dei “girotondi”. L’ultranovantenne Foa, con una frase dalla simbolica efficacia (“Non vi vedo, ma vi sento. Voi mi date speranza”) afferma la necessità di “esserci” ancora, nonostante i suoi gravi problemi alla vista. Anche all’ultimo congresso di Pesaro dei Ds (2002) e alla convention di nascita della lista unitaria (2004) i video-messaggi di saluto di Foa commuovono e fanno pensare, oltre a suscitare entusiasmo, non solo in quanto testimone di un secolo della politica, ma perché forte di una curiosità intellettuale che lo ha sempre spinto alla ricerca del nuovo, non contrapponendovi né la propria formazione politica né un’ideologia inflessibile. Da questa versatilità derivano le sue originali annotazioni su Internet, sulla modernità della scienza che può arrivare a modificare l’uomo, sul bisogno incessante di comunicare con gli altri per capire e cambiare se stessi. Foa è stato tra l’altro autore di svariati libri: Il Cavallo e la Torre; Riflessioni di una vita; Questo Novecento; Lettere della giovinezza; Il tempo del sapere; Domande e risposte sul lavoro che cambia; Passaggi; Il silenzio dei comunisti. L’ultima sua opera è La memoria è lunga (Einaudi, 2003), libro di 80 pagine e video di 50 minuti. Nei suoi scritti recenti Foa si arrovella sull’interrogativo del “perché la destra ha vinto le elezioni?” e spiegando perché l’unità in politica deve sempre concepirsi tra diversi e mai come appiattimento tenendo lo sguardo costantemente rivolto al futuro e alla contaminazione.
    Con la morte di Vittorio Foa la lunga notte della sinistra italiana si fa da oggi ancora più buia.

    Addio, Vittorio.

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    Federalismo fiscale: una risposta ad una domanda problematizzante

    di Emilio Gentile

    ~ 20/10/08

    Ho voluto riportare, a commento del problematizzante articolo di Donzelli, il vigente testo della disposizione costituzionale sulla Finanza Locale così come radicalmente modificato dalla riforma 3/2001, tanto per dimostrare che, essenzialmente, il “federalismo fiscale” potrebbe già ampiamente esistere; potrebbe già essere realizzato. La norma che ho citato innanzi è già lo strumento necessario a “federalizzare” il gettito tributario, soprattutto in avverso disposto con la norma sostituita, quella del ‘48. Perchè dunque “riformare” ancora? Perchè a taluni questo federalismo non aggarba? Beh, innanzi tutto per ignoranza, che, derivata giornalisticamente e semplicisticamente a tutti noi, disturba la chiara lettura dei fatti. Iniziamo col precisare che di federalismo, in senso letterale, in Italia non si può parlare: l’Italia è uno Stato REGIONALE, e non federale: ossia il corpo statale ha devoluto poteri ad enti locali, e non enti locali conferirono potere ad uno centrale, come in U.S.A., in Germania, etc.; l’art. 5 Cost. recita: la Repubblica (soggetto) riconosce le autonomia locali (complemento oggetto), e non l’inverso: non sono le autonomie locali a riconoscere (o disconoscere) la Repubblica. Ove ciò avvenga, e avviene di frequente, si presenta un “antistato” (fuori quota lancio una provocazione: sono certo “antistato” le organizzazioni criminali, che lo disconoscono; sono dunque esse -sicuramente sociali- anche “autonomie locali” -antistatali-? Non agiscono verso lo stato al pari di un soggetto di diritto internazionale: con accordi, trattati taciti e prassi, promesse di pace, tolleranze e dichiarazioni di guerra? Ma come suol dire Lucarelli “questa è un’altra storia”). Ogni regione dispone di un gettito tributario proprio e di una quota perequativa partecipata dall’erario. Federalizzare, in senso costituzionale attuale, significherebbe ottimizzare i tributi propri ed efficacemente destinare le risorse statali a obiettivi di lungo termine. L’esempio: gettito regionale per la spesa ordinaria, trasferimenti statali per la spesa straordinaria, per definizione soggetta a temporaneità, mutazione, riponderazione dei mezzi in relazione agli avanzamenti e agli obiettivi. Federalizzare in senso assoluto comporterebbe invece, superato il “trascurabile” ostacolo della cancellazione del corso storico geopolitico italiano (!), attuare una riforma costituzionale addirittura intaccante i principi fondamentali (art. 5 – Repubblica unica e indivisibile).
    Come considerare “unica” una repubblica in cui un settentrionale è libero di curarsi in ospedali d’avanguardia, di intraprendere attività imprenditoriali, di fruire di trasporti efficienti, laddove un meridionale è libero solo di bestemmiare (attingendo da un infuocato discorso di Pertini)? Non sarà dunque unica, ma divisa, anzi suddivisa, la Repubblica “federalizzata” in cui le risorse maggiori vanno ai meno bisognosi e le risorse minori ai più bisognosi. La chiave risolutiva è l’azzeramento dello spreco, non l’azzeramento della perequazione erariale. Ma essendo talvolta più agevole legiferare cocciutamente mediante un sottomesso gregge di politici anziché interloquire con apparati periferici e verificarne l’operato, perchè il posizionamento stesso di cotali soggetti è frutto di compromessi e delicati equilibri viziosi; allora il pericolo fiscal-federalista disgregante è reale. Nelle leggi finanziarie e di bilancio si parla sempre di “tagli generalizzati”. Ebbene il segreto è la debolezza politica rispetto alla formazione di un coerente consenso. Su 100 voci di spesa, è preferibile, allo stato attuale, tagliare una bassa percentuale a tutte e 100 voci, anziché eliminarne solo 2 o 3. Tanto perchè il consenso che faticosamente si è “estorto” sulla composizione delle 100 voci, è pressoché impossibile che si riformi attorno alle 98 o 97 voci; mentre è automatico che rimanga su, o che la tolleranza sopporti il, taglio generalizzato. Questa è la spiegazione di una politica debole, ostaggio dei personalismi e degli ostruzionismi. Concludo coi “derivati”. Come in questi giorni imperversa la crisi bancaria statunitense per i mutui facili, così a breve, e soprattutto laddove lo Stato abiuri del tutto all’intervento fiscale -anche solo armonizzatore- sulle autonomie locali, siccome paventato dalla minaccia fiscal-federalista, saremo spettatori di fallimenti a catena degli Enti locali stessi, che spregiudicatamente in questi anni sono stati condotti finanziariamente alla rovina, sulla scorta dell’idea di politica come opportunità temporanea di fama e lucro con esenzione, di fatto, dei titolari delle cariche di vertice da ogni responsabilità. Gli Enti locali italiani hanno abusato dell’ultimo comma dell’art. 119 Cost.: investimenti talvolta neanche giunti in porto o esagerati o comunque inadeguati, sono stati finanziati o peggio ancora “rifinanziati” con gli strumenti detti “derivati”, contratti aleatori su indici, valute e tassi d’interesse che fanno il lucro del solo istituto di credito erogante, e, come sul tavolo da gioco dove “il banco vince”, i giocatori – pubblici ahimé – perdono denaro parimenti pubblico, fino a che il circuito non giungerà ad esasperazione con note conseguenze.
    Laddove poi, una riforma intervenga su profili federalistici ma conservando retaggi di centralismo, quali le Prefetture come rileva Donzelli nell’articolo in commento, tale riforma o la pur sola ipotesi è scellerata e fa nuovamente rammentare dei necessari equilibri surrettizi a cui uno stato impuro perchè appesantito da estorsioni di assistenzialismo e clientelismo non può rinunciare; più facilmente ritenendo rinunciabile il suo stesso ruolo politico-finanziario abdicandolo a soggetti in parte inabili (le Regioni meridionali) in parte profittatori (i fautori federalisti), in luogo di una ben più logica ma costosa -in termini di poltrone- riorganizzazione strutturale e gestionale delle contese attribuzioni fiscali.

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