di AlessioViscardi
~ 28/02/09
Ricordate quando i lavoratori venivano maltrattati? Quando lavoravano per sedici ore al giorno e morivano stritolati dagli ingranaggi delle fabbriche dei primi Agnelli, Ferrari e Ford? Ricordate quando il popolo alzò il pugno e gridò “Sciopero”!?
Grido di protesta contro il padrone, grido del popolo sovrano. Ma quando il padrone è lo Stato il grido acquista una valenza ulteriore, quella della Democrazia.
Il popolo che controlla davvero chi è al timone della Nazione, che con la protesta impone un cambio di rotta. Non a caso lo sciopero ha accompagnato l’evoluzione della democrazia in Italia. Non a caso il Fascio istituì il reato di sciopero e fondò la sua stessa esistenza sulla lotta ai rossi bolscevichi. CONTINUA A LEGGERE…
di Roberta Esposito
~ 24/02/09
Dei tre poteri dello Stato, uno non esercita più la propria funzione di controllo, con il Parlamento nominato e non eletto. Adesso, si rischia di mettere le mani su un altro potere, quello giudiziario, che esercita e deve esercitare per Costituzione il controllo di legalità su tutto ciò che accade. Berlusconi avverte l’autonomia della magistratura come una minaccia al suo comando, perciò si adopra perché sia burocratizzata la funzione giudiziaria e depotenziato ogni suo strumento, dalle intercettazioni alla direzione delle indagini. La riforma delle intercettazioni non incide affatto sul punto debole della giustizia italiana, ovvero la lentezza, ma si preoccupa solo di definire le intercettazioni un strumento “aggiuntivo” delle investigazioni. A dare il consenso alle intercettazioni, che non potranno durare più di due mesi, sarà un collegio di tre giudici. Si potrà intercettare soltanto nei luoghi ove si ha motivo concreto di ritenere che vi si stia svolgendo un reato criminale. La stessa legge prevede che il magistrato non possa fornire elementi di informazione all’opinione pubblica, pena la perdita dell’inchiesta. Inoltre proibisce ai giornalisti di raccontare le indagini in corso. Non viene più data la possibilità di fare una cronaca completa in tempo reale per informare i cittadini di quello che succede. CONTINUA A LEGGERE…
di Michele Di Mauro
Ormai il governo Berlusconi ne tira fuori talmente tante in così poco tempo che è impossibile stargli dietro. Sarà forse un metodo studiato a tavolino per scoraggiare gli ultimi oppositori? Sembra, al di là dell’intenzione, funzionare alla grande.
Tra un pacchetto sicurezza e un insulto alla Costituzione, le nefandezze della banda Berlusconi superano ogni possibile previsione: e non è trascorso neanche un anno dei cinque che ci aspettano. La trovata – assurda, e perciò con tratti di genialità (perversa) – che si fa spazio negli ultimi giorni sui quitidiani e i tg è l’approvazione delle ronde di cittadini che di vivere col terrore del marocchino-rom-zingaro (ché tanto per loro sono tutti uguali) non ne possono più. Siamo al punto critico della guerra dei penultimi contro gli ultimi: legalizzare il pestaggio di gruppo degli straccioni e dei poveracci allo scopo di alimentare la xenofobia e di dar sfogo agli istinti più bestiali dell’elettorato imbevuto dello squallore di sanremo-defilippi-vespa.
La ricetta per deviare l’attenzione del popolo è semplice: un po’ di canzonette da due soldi sui gay, bellocci e veline a tutto spiano, e tanto tanto telegiornale.
Siamo assediati da racconti di stupri di romeni, di extracomunitari che scippano le vecchiette, abbiamo il terrore di uscire di casa la sera o del lavavetri al semaforo, e dimentichiamo che il 30% del PIL italiano è di origine illegale a causa delle mafie italiane, che 200 000 lavoratori sono in cassa integrazione e che 2 milioni di persone perderanno il lavoro nel 2009 (già 700 000 sono finite nel novero dei disoccupati).
Mi domando il povero Sergio Piro, da lassù, che faccia avrà fatto – lui che sosteneva che la disfunzione psichica è quasi sempre dovuta a fattori sociali più che organici – nel vedere che mentre negli Stati Uniti Obama faceva un grande investimento culturale sulla parità fra i sessi, contro l’idea della donna come proprietà dell’uomo, con il Lily Ledbetter act, che prevede la parità salariale per le donne e gli uomini, Berlusconi invocava un soldato per ogni bella donna. Come a ribadire che la proprietà delle donne italiane è degli italiani, e che il made in Italy va sempre difeso, anche quando si tratta di stupro.
Eppure l’emergenza non trova fondamento, visto che i reati a sfondo sessuale sono diminuiti del 10% nel corso di un anno, secondo il Ministero degli Interni. Non è che la campagna mediatica – legalizzazione delle ronde compresa – sia un enorme distrattore di massa? Il risultato è semplice quanto disastroso, nonché contrario anche ai principi del più obsoleto giusnaturalismo e dei liberalismi tanto sbandierati dal Popolo della Libertà (vigilata, per citare Marco Travaglio).
Lo Stato è investito del diritto di garantire giustizia e sicurezza ai cittadini, i quali avocano tale prerogativa da loro stessi perché una controparte “terza” faccia da arbitro nelle loro contese. La ronda è la negazione logico-giuridica di tale principio, un regresso all’età della pietra. Ci manca solo la Santa Inquisizione per gli omosessiali e il processo in pubblica piazza per i comunisti con tanto di fucilazione. Dopo la riforma dell’esecutivo, anche il feudalesimo non sarà più così lontano. Ma, se ormai a qualcuno fosse sfuggito, tutto è concesso, al popolo delle libertà.
di Assunta Caruso
~ 19/02/09
Il 4 Febbraio la Camera detto sì alla mozione di sfiducia mossa dal Pdl: la richiesta consisteva nella volontà di sollevare Rosa Russo Iervolino dalla carica sindaco di Napoli e le dimissioni dell’intera Giunta napoletana “per motivi di ordine pubblico”.
Il sindaco ha commentato la mozione con parole non poco dure: «è inammissibile che il Parlamento entri nella vita interna di un Comune chiedendo la rimozione del sindaco e lo scioglimento del Consiglio. La mozione è un pasticcio istituzionale».
Il “pasticcio” è ancora più evidente se si tiene conto che a chiedere le dimissioni sia stato il futuro candidato del centrodestra alle prossime elezioni amministrative, nonchè l’attuale parlamentare del Pdl Amedeo Laboccetta.
Inoltre le votazioni di Montecitorio manifestano un “sì” non propriamente unanime. Favorevoli il Pdl e la Lega.
Precedente indecente. Forse non siamo ancora ben consci degli effetti di un provvedimento simile: il Parlamento si è arrogato il diritto si sovvertire il voto popolare che quasi tre anni fa ha riconfermato la Iervolino alla guida della città. CONTINUA A LEGGERE…
di AlessioViscardi
~ 18/02/09

Proteste contro la Discarica di Chiaiano
Aprire una discarica a Chiaiano è come gettare i rifiuti nel cortile dietro casa. Può sembrare una follia, eppure è proprio quello che ha fatto il Governo Berlusconi, con il beneplacito del precedente governo e del precedente commissario straordinario De Gennaro (quello del G8 di Genova). Il sottosegretario Bertolaso – indagato anch’egli nell’inchiesta “rompiballe”, per gli stessi reati di cui sono accusati i camorristi che sversano illegalmente materiale inquinante – ha agito proprio come uno sversatore fuorilegge: nella notte del 16 febbraio sono arrivati i primi tir carichi di immondizia.
Chiaiano è un simbolo, è il segno manifesto che la protesta civile non solo non ha seguito, ma diventa del tutto invisibile alle istituzioni. Il Governo si è preoccupato soltanto di inviare le forze dell’ordine a reprimere la giusta protesta dei cittadini di Chiaiano. Cittadini a cui è stata tolta la terra, la casa e la dignità per riempire una cava di roccia con materiali inquinanti ed inquinati. CONTINUA A LEGGERE…
di Michele Di Mauro
~ 16/02/09
Il debito pubblico italiano ha superato la storica cifra di 1700 miliardi di euro, con un interesse che
matura, ogni anno, di 80 miliardi. È evidente, considerata la gravità della situazione, che ogni invito
all’ottimismo e alla calma, specie se proveniente da quella politica che negli anni ha contribuito alla
maturazione di un simile sfacelo economico e finanziario, non possa che essere pretestuoso.
L’esperienza del governo di centro-sinistra guidato da Romano Prodi si è rivelata fallimentare
fondamentalmente per due motivi
1) considerando inviolabili i trattati europei su debito pubblico e disavanzo primario, i quali
impongono un contenimento del primo entro il 30% del PIL e del secondo entro il 3% dello
stesso parametro, si è optato per una politica dei due tempi (prima risanamento, poi riforme),
a scapito del già disastrato welfare italiano
2) l’incapacità decisionale che ha portato al tradimento del programma, soprattutto per quei
punti che dovevano giocare a favore delle classi più deboli della società italiana.
Oggi l’Italia si ritrova per la terza volto sotto il potere di un governo dal volto padronale, razzista,
conservatore con derive autoritarie, filogeneticamente fascista, il quale ha deciso di risanare, nel
pieno della filosofia liberista propugnata dalle direttive europee, le casse dello Stato scorporando da
esso servizi fondamentali come sanità, istruzione scolastica e universitaria, pubblica
amministrazione, beni comuni. Tuttavia in Italia non esiste, per questioni ataviche, un mercato
realmente “libero”, per cui una cerchia ristretta di imprenditori-finanzieri, a più livelli intrecciati
con la casta politica, rappresentati da Confindustria e Abi, si apprestano a spartirsi la torta messa sul
piatto dal governo Berlusconi.
A correre un serio pericolo non è solo la capacità dello Stato di garantire servizi di qualità,
accessibili a tutti, e quindi la solidarietà democratica del Paese, ma la stessa democrazia è messa in
discussione. Sono infatti a rischio l’autonomia del parlamento e della magistratura, in virtù del
disegno “deformatore” promosso in nome della governabilità e propagandato su più fronti facendo
leva sul malcontento dei cittadini verso le istituzioni e lo Stato nel suo insieme.
Nella legge 133/08 si delineano già le premesse per una privatizzazione a tutto campo della sanità,
dei servizi forniti dalle pubbliche amministrazioni, ma soprattutto del settore che più d’ogni altro è
fondamentale per la vita democratica di un paese: l’università.
Privatizzare la cultura e l’accesso ai saperi equivale a subordinare questi ultimi ad interessi sociali
particolari, il cui unico fine è la tutela di se stessi e della propria competitività, con ripercussioni
elevatissime in termini di indipendenza della formazione e della ricerca.
La tirannide del Capitalismo non aveva che da impadronirsi dei luoghi di cultura – che in Italia
resistevano nell’indipendenza almeno formale, nonostante una serie di sciagurate riforme – per
instaurare definitivamente la sua egemonia totale e totalizzante sugli individui.
La crisi economica che da più parti assalta il sistema, che in sé e da sé l’ha generata, può essere
un’occasione per tutte quelle forze sociali e politiche che hanno in mente un’alternativa da opporre
allo status quo. L’idea degli artefici del disastro è quella di opporre una qualche sorta di “regulation”
in opposizione alla “deregulation” assoluta che ha spadroneggiato come principio cardine del
neoliberismo. Sopperire con l’aiuto di Stato alle scelleratezze del capitale privato. Gli autori
materiali del disastro tuttavia non possono essere contemporaneamente agente patogeno e antidoto
della malattia. Bisogna che si faccia strada un’alternativa politica anzitutto, che imponga una
radicale inversione di tendenza nell’ordine mondiale.
Alternative per il Socialismo lancia un grande appello per una manifestazione da tenersi il 21 maggio 2009 a Napoli, la quale dovrà essere una grande festa con artisti che si alterneranno ad interventi dei
portavoce delle varie realtà aderenti, e dovrà fungere da cassa di risonanza per il grande lavoro
svolto sui territori prima di esso, e sottendere a tutto quello che si farà dopo.
Il messaggi da lanciare saranno due, e dovranno arrivare inequivocabili ad altrettanti interlocutori:
al governo, per dire che c’è un’opposizione sociale forte, che si ricompatta e che opera attivamente
nella società; all’opposizione parlamentare ed extraparlamentare di sinistra, che un progetto di
rinascita politica chiede a gran voce di vedere la luce nelle piazze e nella società civile attiva.
Il panorama politico, economico e sociale impone a tutte le coscienze individuali di unirsi per
opporre la solidarietà alla competitività; la tutela del lavoro allo sfruttamento; un progetto di vita al
precariato; la nonviolenza alla barbarie che a più livelli assedia gli uomini e le donne del nostro
tempo; la tutela dei beni comuni (come l’acqua) alla loro concentrazione nelle mani dei pochi
padroni del mondo.
Diritti in Primavera, per chiedere che si ricominci dal lavoro come diritto e come attività
umana, dall’accesso alla conoscenza come inizio del riscatto sociale e della liberazione
dall’abbrutimento, dalla nonviolenza come comprensione ed inclusione del diverso e non dalla paura e dall’esclusione;
a Napoli, per ripartire dal Sud, una terra sfruttata, dimenticata e data in pasto alla camorra,
per far ripartire tutta l’Italia;
il 21 maggio 2009, perché le nostre idee, come fiori, sbocceranno nel cuore della primavera.
di Roberta Esposito
~ 14/02/09
Domenica 15 e lunedì 16 febbraio in Sardegna si vota il nuovo presidente della Giunta regionale e i componenti del Consiglio. Si va al voto anticipato per i problemi politici tra Renato Soru, governatore uscente, e la sua stessa maggioranza. A dicembre il fondatore di Tiscali si è dimesso, ma ha poi messo sul tavolo la sua ricandidatura. I candidati ufficiali alle elezioni sono sei: Renato Soru, Ugo Cappellacci, Gavino Sale, Peppino Balia, Alessandra Meli e Gianfranco Sollai. Ma il vero confronto è tra l’uomo del Popolo della libertà Ugo Cappellacci e Soru. Le elezioni regionali sarde hanno assunto un rilievo nazionale, dimostrato dalle visite del presidente del Consiglio, in veste di leader del Pdl. Il premier si è impegnato in campagna elettorale a sostegno di Ugo Cappellacci, recandosi per tre fine settimana consecutivi sull’isola a fare campagna elettorale.
In occasione di queste elezioni due Italie si affrontano, due concezioni della politica e del denaro. Renato Soru ha fatto di tutto per dimostrare che in Italia si può essere benestanti e possedere un giornale – nel 2008 ha comperato l’Unità, il quotidiano della sinistra fondato da un altro sardo, Antonio Gramsci – ma non possedere yacht e non sparare fuochi d’artificio nel giardino della propria villa. Cioè, non essere Silvio Berlusconi – che sostiene un candidato sconosciuto perché figlio di un suo consulente fiscale. CONTINUA A LEGGERE…
di AlessioViscardi
~ 11/02/09

Oggi la fiducia del Senato al Decreto Milleproroghe – già il nome la dice lunga. Due emendamenti della Lega Nord attentano al Diritto alla Sicurezza sul luogo di lavoro, eliminando di fatto la figura del Rappresentante dei Lavoratori nelle Piccole e Medie Imprese fino a 15 dipendenti.
Eluana Englaro è morta dopo diciassette anni di sofferenze, ma dall’inizio dell’anno hanno già perso la vita 117 persone sul proprio posto di lavoro. Per nessuna di loro il Governo Berlusconi ha dato fuoco alle polveri, battendosi il petto in latrati di disperazione come è successo per Eluana.
Per nessuna di queste 117 vittime è stato chiesto un Decreto di emergenza che faccia rispettare le norme vigenti in materia di Sicurezza sul Lavoro.
Il Governo è tuttora troppo impegnato a lottare con l’opposizione, Berlusconi deve affermare i suoi nuovi Principi Costituzionali: comanda lui. Infatti, mentre il Parlamento intero era intento a stilare un Decreto Contram Personam per continuare a tenere in vita artificialmente Eluana Englaro, in un angolo buio della Commissione Affari Costituzionali del Senato venivano approvati due Emendamenti della Lega Nord al Milleproroghe in materia di Sicurezza sui Luoghi di Lavoro.
Due emendamenti dagli effetti disastrosi. Il primo elimina la possibilità per i lavoratori delle piccole e medie imprese con meno di 15 dipendenti di nominare un Rappresentante per la Sicurezza. Se il Milleproroghe dovesse passare anche al vaglio della Camera con queste disposizioni, la sicurezza della maggior parte dei dipendenti italiani sarebbe enormemente a rischio. Basti ricordare che l’Italia è un paese che si regge sulla PMI e che la maggior parte di esse hanno meno di 15 dipendenti.
Inoltre, come denunciano i Sindacati, è proprio nelle aziende più piccole dove avvengono il maggior numero di incidenti mortali e dove prevedere i controlli è molto più difficile. La presenza del Rls in queste realtà è indispensabile per la salvaguardia della vita dei dipendenti.
Il secondo emendamento è ancora più sconcertante, per gli effetti disastrosi che avrà nel breve periodo. Prevede una proroga di un anno dell’adeguamento al Testo Unico per i settori della Pubblica Amministrazione e del Comparto Marittimo, in cui nell’ultimo mese si sono registrati ben quattro incidenti mortali.
La cosa grave è che questo Testo Unico, già approvato l’anno scorso, non può essere applicato in nessuna parte proprio per la mancanza dei Decreti Attuativi. Si rinvia ulteriormente quella che dovrebbe essere la prima voce sull’agenda del Governo: la Sicurezza sul Lavoro.
Altro che Eluana, qui si smantella il sistema di tutele a favore del lavoratore. Strano che proprio la Lega, che deve il proprio successo al favore riscontrato tra i dipendenti delle piccole e medie imprese del Nord Italia, proponga questi emendamenti. Lo scopo è chiaro e dichiarato: favorire gli imprenditori a scapito dei lavoratori. Lavoratori lasciati senza tutele, senza sicurezza, per salvaguardare le finanze dei “capitani di ventura”. Incitamento per i datori di lavoro a non rispettare le norme, perché tanto nessuno viene a controllare.
Imprenditori ricchi, dipendenti morti.
di Roberta Esposito
~ 09/02/09
Diagnosi esatte, terapie sballate? Il Times londinese del 4 febbraio, nonostante sia di stampo conservatore, si chiede se l’attuale crisi finanziaria globale confermi le analisi di Karl Marx. Philip Collins, che firma l’articolo, si domanda se l’attuale crisi sia una prova della ciclica e anarchica instabilità del capitale globale, così come sostenuto dal filosofo tedesco. Non a caso con lo scoppiare delle crisi finanziaria è aumentata la richiesta di copie de «Il Capitale», soprattutto nelle librerie tedesche.
Marx sosteneva che i lavoratori vengono sfruttati e che i capitalisti si arricchiscono a loro spese. Che il capitalismo è destinato a fallire, distrutto dal peso delle sue stesse contraddizioni interne. L’esempio lo si è avuto con il fallimento Lehman Brothers.
di Daniela Caruso
~ 08/02/09
Un Governo che decide vita e morte
In un paese normale, la sentenza definitiva della Cassazione sarebbe stata rispettata. Eluana, in coma vegetativo irreversibile, sarebbe stata lasciata morire. Non si tratta di una barbarie, di “omicidio” o “eutanasia” come urlano le sguaiate voci popolar-cattoliche (chissà che fine hanno fatto i catto-comunisti di qualche tempo fa’), ma di rispettare la volontà di una ragazza che non voleva vivere prigioniera del suo corpo. Come Piergiorgio Welby e come tutti coloro che vogliono avere la libertà di decidere quando dire “basta” e smetterla di soffrire.
Ma non siamo in un paese normale. Questo è il paese dove il Ministro Maroni ha fatto approvare un Pacchetto Sicurezza in cui si impone ai medici di denunciare i clandestini a cui presteranno cura, per rimpatriarli. L’effetto di questo pacchetto sarà la negazione del diritto alla salute per le migliaia di cittadini irregolari presenti sul territorio italiano.
E mentre a loro viene negata la possibilità di curarsi, si continua ad insistere con l’accanimento terapeutico su Eluana. In molto si riempiono la bocca, dicendo che l’alimentazione non è una cura, ma è un atto umanitario basilare. Lor signori dovrebbero rendersi conto che Eluana viene alimentata tramite flebo e procedure mediche, in definitiva sono cure mediche che la tengono in vita.


