di AlessioViscardi
~ 28/03/09
Berlusconi ha aperto per sfiancamento il termovalorizzatore di Acerra. Questa è la dimostrazione lampante del modo di fare politica che il Premier mette in pratica da vent’anni: ci sfinisce con barzellette, figuracce internazionali, frasi farneticanti e leggi ignobili, così che alla fine non si ha più la forza di reagire.
La polizia carica il corteo pacifico dei dimostranti sopravvissuti ad Acerra. Quell’inceneritore non s’aveva da fare, non soltanto perché fa venire il tumore, ma anche perché è chiara l’infiltrazione di associazioni camorristiche e politiche nella gestione della struttura.
Quel coso di ferro è un pezzo di antiquariato e Francesco Iacotucci dal suo blog (http://fiacot.wordpress.com/) spiega bene perché non bisognava aprirlo.
di AlessioViscardi
~ 26/03/09
Berlusconi non “starebbe con le mani in mano”, forse perché le ha troppo occupate ad inaugurare l’eco-mostro di Acerra. È sempre colpa dei disoccupati: secondo il Premier, se i dipendenti della Fiat di Pomigliano stanno a casa è colpa loro.
Dopo aver bocciato il suo stesso piano casa, anzi il “piano villette”, Berlusconi continua dritto sull’opera di distruzione del paese. Il nostro presidente ferroviere ha appena inaugurato l’inutile linea ferroviaria ad alta velocità che collega Milano e Roma. Ora abbiamo treni veloci come aerei, ma un sistema ferroviario d’anteguerra ed una compagnia aerea di bandiera prossima alla totale acquisizione da parte di AirFrance.
Però hanno un amaro sapore di stanca retorica le ultime esternazioni del Premier sulla condizione lavorativa dei disoccupati. C’è sempre, soprattutto in una città con così tanti disoccupati come Napoli, un sottile velo di pregiudizio contro questa categoria sociale.
di Roberta Esposito
~ 23/03/09

I loghi dei due colossi tv Rai e Mediaset
Ma sarà vero quello che si dice al Corriere della sera? Che da quando Berlusconi ha vinto le elezioni aziende note gli fanno una cortesia, cioè spostano gli investimenti da Rai a Mediaset? Il Corriere della sera ha anche svelato che ad una cena fra impreditori il Cavaliere ha esortato a non investire risorse sulla Rai, perché proporrebbe programmi sgraditi. Dov’è finita l’Autorità di garanzia?
Osserviamo bene il mercato pubblicitario per capire se in Italia viene onorato il valore della concorrenza o, come denunciano il Corriere della Sera, l’Espresso e la Sipra, la concessionaria Rai di pubblicità, si alimenta sempre di più il feudo personale del presidente del Consiglio.
Il 19 marzo Mediaset ha presentato alla comunità finanziaria il bilancio 2008 chiuso con ricavi in aumento (4,25 miliardi) ma con utile netto (459 milioni) e cedola (38 centesimi) in caduta. Si ritirano i big spender dagli schermi tv, ma l’indebitamento di Mediaset è significativamente minore rispetto all’indebitamento medio dei concorrenti europei. Nonostante la svalutazione per 45 milioni dell’avviamento operata da Edam, l’holding di controllo di Endemol, la riduzione in Spagna dei ricavi delle attività televisive e la cessazione in Italia di proventi straordinari e non ricorrenti pari a 23 milioni di euro, la raccolta pubblicitaria ha registrato dei dati in controtendenza rispetto alla Rai. CONTINUA A LEGGERE…
di Francesco Donzelli - Presidente Alternative per il socialismo
~ 21/03/09
Noi di Alternative per il socialismo lo denunciamo da tempo. E come noi tante altre organizzazioni sociali e politiche. Ma questa volta il monito viene direttamente dall’Europa. L’Italia è un paese razzista. Lo si può leggere a chiare lettere nel rapporto dell’agenzia dell’ONU Ilo (Organizzazione Internazionale Lavoro). “È evidente e crescente – si legge nel rapporto – l’incidenza della discriminazione e delle violazioni dei diritti umani fondamentali nei confronti della popolazione immigrata nel Paese”. Accuse forti e inequivocabili. CONTINUA A LEGGERE…
di AlessioViscardi
~ 20/03/09
Il Ministro Brunetta è uno di quei personaggi che sembrano usciti da un cartone animato. Ovviamente quel poco di “satira” che esiste in Italia vede in lui soltanto il nano che sfoga la propria frustrazione contro gli altri, ma c’è di più. Offenderlo per la statura è riduttivo.
Brunetta è la manifestazione dei mali del governo Berlusconi, l’emblema più evidente del marcio degrado in cui parlamento ed esecutivo stanno cadendo inesorabilmente.
Siamo un paese governato da un Parlamento di cocainomani, abbiamo dimenticato troppo in fretta l’inchiesta de “Le Iene” fatta qualche anno fa (ed ora sparita/censurata sul web): un rappresentante del popolo su tre risultò positivo al test sulle sostanze stupefacenti. Nel silenzio mediatico, l’On. Miccichè viene indagato dalla polizia dopo che un busta di cocaina destinata a lui (c’era scritto il suo nome sopra) fu sequestrata al suo autista.
Nello stesso tempo, a Palazzo Chigi molti deputati e senatori si rifiutano di dare le proprie impronte in modo da rendere effettivo il sistema di voto a riconoscimento digitale. Metterlo in funzione significherebbe la fine dei pianisti e delle assenze dal Parlamento. CONTINUA A LEGGERE…
di Vladimiro Issovi
~ 19/03/09
Il recente viaggio in Africa del Papa ha destato molte polemiche in Europa. Le sue parole sull’utilizzo del preservativo come strumento “inefficace” alla lotta contro l’AIDS ha destato l’indignazione non solamente delle organizzazioni umanitarie, ma degli stessi governi, eccezion fatta per l’Italia. La Francia ha espresso “vivissima inquietudine”, la Germania ha bollato come “irresponsabili” le dichiarazioni del Pontefice, fino alla Spagna di Zapatero che invierà un milione di preservativi in Africa. In questo consistente elenco, manca all’appello il nostro paese, la piccola e bigotta Italia. Il ministro degli Esteri Franco Frattini, per non scontentare le gerarchie vaticane, ha sbrigativamente detto “non commento le parole del Papa”. Una magra consolazione se pensiamo che ancora una volta ci contraddistinguiamo per essere il fanalino di coda tra i paesi democraticamente maturi, ancora una volta diamo un’immagine di noi stessi poco laica, impauriti e incapaci di ammettere che Ratzinger (come già dimostrato per il caso della bambina brasiliana stuprata e scomunicata) sembra “non vivere nel ventunesimo secolo”. CONTINUA A LEGGERE…
di Roberta Esposito
~ 17/03/09
È ormai chiaro che il decreto legge del Ministro Gelmini abbia puntato, sic et simpliciter, al “contenimento della spesa”, cioè che sia stato dettato da considerazioni esclusivamente economiche. Eppure chiunque potrà concordare che una riforma della scuola valida debba seguire un quadro psico-pedagogico, che interpreti l’uomo e la società ideali per il mondo che si stanno configurando. Cosa di cui il Ministro è sprovvista.
Analizzando le richieste di iscrizione pervenute per l’anno scolastico 2009/2010 alle scuole primarie (le ex elementari) e secondarie di primo grado (scuole medie) si scopre che il 90% dei genitori ha scelto il tempo prolungato. In particolare le 24 e le 27 ore hanno ottenuto soltanto il 10 per cento delle preferenze, il resto ha scelto il modello attuale a 30 ore (il 56 per cento) o quello a tempo pieno di 40 ore (il 34 per cento). Su quasi 294 mila famiglie che hanno richiesto un tempo scuola di 30 ore a settimana meno di 16 mila verranno accontentate, a causa dei tagli al personale. CONTINUA A LEGGERE…
di Francesco Donzelli - Presidente Alternative per il socialismo
~ 16/03/09
Fortapàsc è il titolo del film diretto da Mario Risi sulla vita (breve) di un protagonista della nostra terra che ha pagato con la vita il suo amore per la libertà di informazione: Giancarlo Siani. Il film verrà proiettato in anteprima assoluta al teatro San Carlo e da venerdì sarà in tutti i cinema. Un film che ci ricorda chi era Giancarlo, ne ricostruisce la semplicità e l’allegria, ma soprattutto la sua determinazione quando, da corrispondente precario de Il Mattino, scriveva articoli di denuncia contro la camorra di Torre Annunziata. Articoli con i quali Giancarlo sperava di essere assunto dal suo giornale.
Giancarlo Siani è stato il primo a scrivere in un corpo narrativo discontinuo la nostra Gomorra, a raccontare il dramma di un Sud Italia schiacciato sotto il peso della malavita, a denunciare la storia di un popolo cui è stata rubata anche la più piccola scintilla di speranza. Ed è così che il passato e il presente si intrecciano strettamente in una perversa spirale di continuità; ancora oggi, proprio come Giancarlo scriveva nel suo ultimo articolo apparso sul Mattino il 22 settembre 1985 (Nonna manda il nipote a vendere l’eroina), i bambini vengono allevati nelle fabbriche della delinquenza. Un padre troppo giovane, appena diciassettenne, spacciava droga a Scampia in compagnia del suo figlioletto di soli sei anni. Il piccolo faceva da vedetta, da palo, quasi in prospettiva di una pessima carriera da percorrere sulle tracce dello sciagurato genitore.
Per noi che facciamo politica e giornalismo è sempre doveroso raccontare la realtà più dura, quella che in profondità nasconde tutta la sua sconcertante sporcizia. Politica e giornalismo, a Napoli, in Campania, nel Sud. Il compito di informare e di tentare di cambiare le cose qui dove tutti hanno paura di farlo, in zone maledette dove sembra gravare un nefasto sortilegio di morte per chiunque si opponga a quel potere costituito che si chiama camorra. Ci proviamo noi, dal basso e in Rete, lo fanno i ragazzi di Locri, lo fa l’associazione Libera, lo fanno le donne e gli uomini che non hanno ceduto al pizzo, lo fanno i parenti delle vittime che ancora oggi non si arrendono. Forti delle nostre convinzioni, dobbiamo continuare insieme un cammino difficile. Nella lotta alla camorra c’è un’assoluta consonanza con l’intera società, significa lottare per un’economia diversa, significa ribellarsi ad ogni forma di sfruttamento e alienazione, significa pretendere una politica etica, significa garantire ai cittadini il diritto di denunciare ogni abuso senza paura di rimetterci la pelle, significa liberare l’uomo da se stesso.
Ma non possiamo tacere che la forza della camorra coincide con la debolezza dello Stato. La totale assenza del welfare state (stato sociale) dà modo alla malavita organizzata di esercitare il suo potere sociale godendo del consenso popolare. La sosta selvaggia dei parcheggi abusivi, come ad esempio emerge da un’inchiesta condotta dai vigili urbani di Napoli, è direttamente gestiti dai clan. Quelle dei Misso e dei Mazzarella sono solo due delle cosche che gestiscono questo grosso affare, e sono tante, troppe le famiglie di parcheggiatori abusivi (proletari senza speranza) che mangiano con i soldi guadagnati grazie alla camorra.
Dobbiamo comprendere che il nostro è un popolo di cittadini che dallo Stato non aspetta nulla, anzi si vede solamente costretto a dare senza ricevere in cambio neanche i diritti più elementari. La camorra è l’espressione di soldi facili, di un lavoro, di un sistema protezionistico per i suoi affiliati, è la codificazione di sottovalori ancora troppo radicati nel ventre del popolino. La camorra significa tante cose, e dietro ciascuna di esse c’è un abuso, un reato, un morto.
Ribellarsi a tutto questo significa riconquistare la speranza di un futuro diverso, il diritto di lottare per la sopravvivenza di quelfla tribù napoletana che Pier Paolo Pasolini condannava all’estinzione. Ribellarsi a tutto il sangue degli innocenti uccisi nel silenzio colpevole di politici assenti o collusi è la strada che può condurci lungo il sentiero tortuoso della liberazione.
di Assunta Caruso
~ 15/03/09
Nelle ultime settimane abbiamo assistito a casi di violenza giovanile sempre più terrificanti. Stragi barbare commesse da giovani studenti, come il diciassettenne tedesco Timm, che ammazza undici persone tra cui dieci compagni di scuola, per poi finire lui stesso vittima della sua stessa follia “improvvisa”.
Tragedie che accadono non solo in Germania, ma anche e soprattutto negli USA, Stoccarda, Parigi e Londra.
Ma anche nel nostro bel paese abbiamo i nostri casi analoghi. Torino, Napoli, Taranto – città dove un bambino di 10 anni ha “accidentalmente” ferito con un fucile un suo amico quattordicenne che ora versa in gravissime condizioni. CONTINUA A LEGGERE…
di Francesco Donzelli - Presidente Alternative per il socialismo
~ 14/03/09
Studenti lavoratori. Un esercito di giovani universitari che per pagarsi gli studi e il fitto di un appartamento (con contratto solitamente irregolare) sono costretti a lavorare. Studenti che oggi più di prima sono costretti a cercare un sostentamento autonomo, confidando nelle proprie energie e nella propria volontà non potendo più confidare nelle proprie famiglie perché sconvolte dall’impoverimento di massa. Studenti costretti a lavorare in condizione deplorevoli, subendo i pesanti ricatti di una società ingiusta, integrando alla povertà economica anche la vergogna dello sfruttamento.
È facilmente riscontrabile come oggi lo studio non è più considerato dagli universitari il loro “lavoro”, l’impegno al quale dedicarsi a tempo pieno. Secondo la ricerca di Cofimp (la Business school dell’Associazione delle piccole e medie imprese) il lavoro più gettonato è quello di cameriere, barista o cuoco (16,4%). Molti scelgono anche di fare i promoter di negozi e aziende (10,7%). L’attività di volantinaggio riguarda il 9% degli studenti lavoratori. L’impiego da baby sitter è preferito dal 4% delle intervistate, una percentuale inferiore a quante preferiscono fare le commesse nei negozi (8,6%) o le cubiste (7%). Ancora, il 5,3% aspetta l’estate per fare l’animatore o il bagnino (il 2,5%) e anima il popolo della notte nei locali notturni. Non mancano i lavori di segreteria (2,9%), gli infermieri (1,2%), chi si occupa di servizi domestici (il 2%). La maggior parte degli universitari (39,2%) lavora per 5-10 ore settimanali, ma c’è anche chi ritaglia allo studio oltre 20 ore settimanali (16,9%) e chi dedica al lavoro l’intera settimana (15,4%) con oltre 35 ore. La tipologia contrattuale ovviamente varia: se il 49,5% dei ragazzi del Nord ha un contratto regolare, tale percentuale scende al 12,4% al Centro e al 25% nel Sud Italia, a fronte di un 71% di studenti che lavorano senza contratto.
Ma c’è anche chi decide di percorrere tutt’altro sentiero. Se lavorare come cameriere sottrae molto tempo allo studio e non garantisce una retribuzione sufficiente (non mancano testimonianze di ragazzi che svolgono due o tre lavori insieme), c’è anche chi sfrutta il mercato del sesso. Su 500 annunci di prostituzione maschile in rete 1 su 4 è di uno studente universitario. La maggior parte dei clienti sono 40-50enni che si dichiarano non omosessuali e che hanno un’elevata disponibilità economica, e la tariffa base di una prestazione è di 50 euro. Dunque, il motivo che spinge gli studenti a prostituirsi resta comunque economico. Non mancano le esperienze di sesso interattivo. Un ragazzo che si spoglia davanti ad una webcam dedica a quest’attività due o tre ore la sera. Con una chat di sesso virtuale, che dura mediamente mezz’ora, può guadagnare dai 50 ai 100 euro, in un mese anche 2000 euro.
Una finestra aperta su un mondo difficile e controverso, un mondo che purtroppo (ma non inaspettatamente) non incontra la sensibilità dei nostri politici, troppo impegnati ad approvare leggi-vergogna come l’abusivismo edilizio, le ronde e il ponte sullo stretto di Messina. Quella degli studenti lavoratori è una delle tante realtà sociali che nel nostro paese non trova una degna rappresentanza politica. Ed è per questo che dobbiamo ricostruire, a cominciare dalle università, un nuovo e più incisivo conflitto sociale che porti gli studenti a lottare per se stessi e affianco di tutte le classi svantaggiate e oppresse.


