di Roberta Esposito
~ 28/04/09
El Pais, Washington Post, the Economist, il Daily Telegraph criticano la nuova frontiera della diplomazia internazionale inaugurata da Cavaliere, fatta da gesti pop, battute sessiste, scenari di cartapesta e pacche sulle spalle dei presunti amici. Eppure al popolino piacciono le telenovelas con Mr Obama l’abbronzato, la Regina bacchettona, la Cancelliera teutonica, il Sarkò sciupafemmine, così simili ai personaggi che vendono la propria immagine ai Grande Fratello e La Fattoria. Le gaffe del Cavaliere sono diventate una costante di molti suoi incontri internazionali, la stampa e le tv, nazionali e internazionali, se l’aspettavano anche al G20. E, per il principio della profezia autoavverantesi è successo che al momento della foto ufficiale di gruppo nei saloni di Buckingham Palace il Cavaliere ha gridato “Mister Obama. I’m mister Berlusconi”. Perciò la regina Elisabetta II lo ha rimproverato, pubblicamente, portando le mani ai fianchi ed esclamando: “Ma perché deve gridare così forte…?”. Berlusconi ha pensato di presentarsi in questo modo perchè il Presidente Obama ha parlato con i piu potenti capi di stato del mondo, con i leader minori, ma non lo ha ancora incontrato singolarmente. Obama si è limitato a scrivere al leader dell’opposizione Veltroni e poi al Presidente della Repubblica Napolitano, ignorando sistematicamente il Premier. CONTINUA A LEGGERE…
di AlessioViscardi
~ 25/04/09
Il 25 aprile è la festa di tutti… tutti quelli che saltano sul carrozzone del vincitore. Qualche anno fa, Milano e Torino vennero liberate dal regime fascista e l’Italia si illuse di poter diventare un paese democratico. Già allora, quando arrivarono gli americani sui gommoni, molti amanti del saluto romano divennero – dall’oggi al domani – yankee convinti.
Oggi Berlusconi dice che il 25 aprile non è la festa della “sinistra” e che quindi deve festeggiarlo anche lui. Sembra quasi che finora sia stato costretto a non festeggiare questa importantissima ricorrenza. Forse i temuti “comunisti” gli hanno boicottato i festeggiamenti degli anni precedenti?
Non sembrerebbe. Infatti, anche quando a capo del governo c’era lui, non ha mai voluto rendere omaggio al sacrificio partigiano che portò la libertà nel nostro paese.
Ovviamente ora tutti esultano soddisfatti perché Berlusconi ha finalmente deciso di adeguarsi alla tradizione e dare solenne riconoscimento all’importanza di questa data. Bisognerebbe, però, scandalizzarsi per un Presidente del Consiglio si sia rifiutato per una quindicina di anni di rendere omaggio alla resistenza. CONTINUA A LEGGERE…
di AlessioViscardi
~ 21/04/09

Il terremoto in Abruzzo ha messo a tacere una nuova legge fatta su misura degli interessi del nostro presidente del consiglio. Stavolta si tratta di un Norma Ad Aziendam, perché mette al riparo Mediaset dai pericoli del mercato azionario.
Con la firma del Senato al “decreto incentivi” oltre a sancire il raddoppio degli incentivi per l’auto e per l’acquisto di elettrodomestici, si è dato il via ad una serie di manovre per difendere le società italiane dalle manovre speculative che in periodo di crisi potrebbero essere tentate, soprattutto da potenze straniere.
Anche un’intenzione così “nobile” – difendere le aziende italiane dagli avvoltoi della finanza internazionale – diventa una manovra tesa a favorire i soliti nomi vicini all’entourage governativa. Si tratta di Eni, Enel, Fiat e Telecom, ma soprattutto MEDIASET.
Per evitare scalate finanziarie viene innalzata dal 10% al 20% la quota di azioni che una società può detenere in portafoglio. Inoltre, viene incrementato al 5% annuo l’aumento massimo di azioni che può effettuare chi già possiede tra il 30% e il 50% di una società per azioni.
Inoltre, per rendere palese qualsiasi tentativo di scalata, si abbassa dal 2% al 1% la soglia oltre la quale bisogna avvisare la Vigilanza dell’acquisto di pacchetti azionari.
Misure tutt’altro che “liberali” e molto simili ad un neo-protezionismo fascista che ha come unico scopo la difesa di Mediaset dai tentativi di scalata. Infatti, se nel 2007 un’azione della società valeva 9,3 euro, nel 2009 siamo scesi a 3,5.
Il crollo del valore azionario aveva già spinto il presidente Berlusconi ad implorare il pubblico che lo ha eletto a comprare azioni Mediaset. Poi, Beppe Grillo lanciò una provocazione: lanciare un’Opa per Mediaset.
Evidentemente, la provocazione ha acceso i campanelli d’allarme del presidente del consiglio. Una perdita del 41% del valore in borsa ha spinto Berlusconi a mettere su una “giustificazione etica” per una legge fatta su misura per salvare la sua società dai raider internazionali.
La spinta arriva da Lamberto Cardia, presidente della Consob, che in un’intervista a Panorama dichiara: “Serve una spinta in più per ritrovare la fiducia e ridare fiato alla Borsa il governo ha già fatto molto, però nella situazione attuale si può andare oltre… Si potrebbe, per un periodo prefissato e in tempi di crisi, dare la facoltà alle società quotate di comprare azioni proprie non più fino al 10 ma fino al 20%. Questo potrebbe servire a contrastare la volatilità e a rafforzare la presa sul capitale. Naturalmente tutte queste scelte spettano alla politica, governo e Parlamento. I miei sono solo contributi di pensiero”.
Ed è così che nasce l’ennesima norma ad aziendam. Mascherata dai finti incentivi di un decreto privo di valore per le famiglie bisognose, riesce solo a fare gli interessi del Presidente di Mediaset.
di AlessioViscardi
~ 17/04/09
Il nuovo direttore generale Rai, Mauro Masi, non ha perso tempo e si è subito adeguato alle nuove disposizioni del Premier Berlusconi. L’informazione ha il bavaglio, proprio come durante il Ventennio.
Abbiamo assistito ad uno spettacolo pietoso. Le macerie di una città distrutta perché nel cemento degli edifici era sparsa la sabbia della camorra e nelle fondamenta di ferro mancavano parti fondamentali.
I Tg cosa mostrano? Lo spettacolo melense del “buon popolo italiano” che si mobilita. La Protezione Civile che arriva in forze, scava per salvare le vittime dalle macerie e monta le tende per la povera popolazione colpita.
di Roberta Esposito
~ 14/04/09

Il disegno di legge sulla sicurezza già approvato al Senato e all’esame della Camera prevede, a partire dal 2010, il censimento dei barboni. Sempre più spesso capita che coloro che prima facevano parte del ceto medio e conducevano una vita agiata oggi siano costretti a rivolgersi ai servizi sociali per pagare le bollette o l’affitto.
Nei grandi centri urbani si moltiplicano i senzatetto (in aumento soprattutto tra i giovani tra i 26 e i 35 anni), e, contemporaneamente, si sono moltiplicate le denunce. Ci si chiede cosa facciano i sindaci e gli assessori ai servizi sociali, perché la situazione è allarmante: le associazioni laiche e cattoliche di volontariato hanno registrato un aumento delle persone che vanno a mangiare alle mense.
Oltre ai classici disagiati, anche i precari che hanno perso il lavoro e addirittura gli impiegati che tornano a casa dicendo che hanno fatto la spesa al supermercato. Oltre 14 milioni di persone in Italia vivono con meno di mille euro al mese (la cosiddetta soglia di povertà). CONTINUA A LEGGERE…
di Michele Di Mauro
~ 09/04/09
Non sarebbe una gran fatica scrivere che i terremoti come le alluvioni, gli tsunami fino ad arrivare ai meteoriti sono eventi naturali, i quali in maniera spesso tragica ricordano all’uomo della sua leopardiana condanna a dover fare i conti con la natura, foriera di vita e di morte. Ma forse per uno strano scherzo del concatenarsi delle vicende umane, l’ovvio (inteso come ciò che è immediatamente ed empiricamente verificabile) è spesso accantonato in virtù di qualche teoria più originale e magari in sintonia con le tendenze del momento. Quando ciò accade, è difficile mantenere un contatto con la realtà.
Allora non sembra più tanto assurdo che un ospedale, infrastruttura strategica in caso calamità naturale, sia la prima cosa a crollare sotto il terremoto, o che una casa dello studente possa sgretolarsi come come un castello di sabbia seppellendo con sé i sogni, le passioni, gli amori, le speranze di una giovane vita. La notizia che milioni di abitazioni in Italia potrebbero diventare trappole di morte in un periodo che va dai cinque ai trent’anni da adesso non desta scandalo, non indigna.
L’Italia è non è un Paese dove le case si costruiscono male, dove politici e appaltatori succhiano fino al midollo la linfa dello Stato; l’Italia ha qualcosa in più; l’Italia è stata depredata dell’ovvio, del proprio senso della realtà.
Quindi, se nulla più si può dare per assunto, quando l’assurdo diventa consuetudine, a qualcuno pur toccherà lo sporco lavoro di dire ciò che in fondo tutti sanno pur senza tenerlo nella propria coscienza: un terremoto identico a quello dell’Abruzzo a Tokyo o San Francisco non sarebbe costato più che un forte spavento. Perché anche se in Giappone o negli Stati Uniti gli appaltatori rubino lo stesso e i politici le mazzette le buschino in ogni caso, in una zona ad alto rischio di terremoti le case si costruiscono con criteri antisismici all’avanguardia e le altre o si adeguano o vengono abbattute e ricostruite.
Giammai sarebbe possibile aumentare del 20% la cubatura di un’abitazione con l’autocertificazione di un qualunque ingegnere da strapazzo.
Non tutti conosceranno che secondo l’ordinamento legislativo italiano, anche un ingegnere elettronico o meccanico potrebbe firmare il progetto di un edificio, pur avendo ambiti di competenza completamente diversi da quello edilizio. E non tutti ricorderanno che la scuola di S. Giuliano di Puglia era stata aumentata di cubatura con l’innalzamento di un ulteriore piano oltre quello della struttura originale.
Bisogna avere il coraggio di ammetterlo, per rispetto alla memoria delle vittime e di chi per la catastrofe ha perso tutto: il terremoto dell’Abruzzo non è una tragedia naturale. E’ una catastrofe che giunge a compiere il disegno tragico ordito dall’uomo, dalla sua sete di denaro, dal suo egoismo assassino. La responsabilità di quanto accaduto non va cercata nella terra, ma nella mano dell’uomo.
di AlessioViscardi
~ 08/04/09
L’Italia, uno dei paesi più sismici di tutta Europa, si è improvvisamente ricordata si essere poggiata sulla faglia dove si incontrano due placche tettoniche. Capita ogni dieci anni, di solito. Qualche centinaio di morti, qualche migliaio di sfollati ed intere generazioni portate a vivere nei container – per i più fortunati ci sono le case popolari di Romeo (il che è tutto un dire).
In queste situazioni, solitamente, i paesi civilizzati si stringono attorno all’emergenza ed utilizzano tutte le risorse possibili per superarla. Soprattutto, in tutti i paesi civilizzati si impara dagli errori del passato e non li si ricommette più.
di Daniela Caruso
~ 07/04/09
Abbiamo già parlato qui su Alternative per il Socialismo dello scandaloso caso di brogli e irregolarità che hanno tristemente caratterizzato un concorso per magistrati che, di per sé, dovrebbe essere legale al 100%.
Tante furono le proteste e i tumulti scatenati dalla visione di codici irregolari sui banchi dei partecipanti: raccomandati che, erano nell’aula della prova, solo per fare presenza.
Un giovane avvocato di Salerno, F.T, ha partecipato, come tanti, a quel concorso, rivelatosi, in seguito, una vera delusione. Arrivato nella sede, iniziava a sentire lo stress psico-fisico, tipico di uno studente o persona che deve sostenere una prova importante per la propria vita.
L’emozione e la sana paura per la prova, si trasformarono in rabbia, in seguito alle nefandezze compiute della commissione esaminatrice.
F, accortosi dei codici irregolari che stavano sui banchi dei partecipanti, si rivolse immediatamente alla Polizia Penitenziaria. CONTINUA A LEGGERE…
di Roberta Esposito
Il 29 marzo Forza Italia e Alleanza Nazionale si sono fuse nel Popolo delle Libertà, il nuovo punto di riferimento del centrodestra italiano e del Partito Popolare Europeo (PPE). Due realtà diverse, due modi di concepire la politica diversi si congiungono nel blocco voluto da Berlusconi. L’uomo che ha fatto carriera politica per proteggere se stesso e il suo impero mediatico dalla legge, che ha avuto il coraggio nella passata legislatura di concedersi l’immunità dai suoi procedimenti giudiziari e di riconfermarla nella presente, non ha scrupoli e tenta di conciliare l’inconciliabile. An e il suo leader Gianfranco Fini, pur lavorando per più di 15 anni con Fi, non sono più quei mussoliniani di una volta: biasimano l’antisemitismo e auspicano un’Italia multietnica. Un modo di vedere che non ha nulla da spartire con le campagne anti-zingari e anti-immigrati del Cavaliere. CONTINUA A LEGGERE…
di Daniela Caruso
~ 05/04/09
Nella giunta della Regione Campania Corrado Gabriele detiene sia la delega all’Istruzione che quella al Lavoro. Questa circostanza lo rende l’interlocutore principale per capire in che modo è possibile invertire la preoccupante tendenza sull’abbandono degli studi (circa 7 su 10) da parte dei figli di disoccupati, segnalata da una ricerca della Svimez.
Assessore, magari la spiegazione sarà banale, ma questo non attenua la drammaticità di questi dati.
«E infatti si tratta di dati drammatici che si accompagnano a quello che già conosciamo sul mancato completamento degli studi, qui in Campania, da parte di almeno 40mila maggiorenni».

