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  • L’egemonia anti-meridionalista delle destre

    di Francesco Donzelli - Presidente Alternative per il socialismo

    ~ 04/08/09

    Se volessimo sgombrare la mente da tutto il ciarpame senza pudore degli ultimi tempi, se intendessimo portare a compimento una seria riflessione politica scartando gli elementi di distrazione, se il nostro intento fosse quello di focalizzare una questione (andando al di là delle sterili polemiche) dovremmo usare con forza e preoccupazione una sola, drammatica parola: antimeridionalismo. Non è questo il modo per accomodarsi sbrigativamente all’interno di un dibattito in corso, una facile vetrina pubblicitaria. Porre oggi la questione meridionale, non significa gettare le fondamenta di un Partito del Sud che credo, da uomo del sud, non serva a nessuno; né tanto meno significa, come insinuato da qualcuno, mettere al riparo una corporazione sudista da possibili “sconvolgimenti di potere”. Porre la questione meridionale, consapevoli che il meridionalismo è cambiato perché sostanzialmente è cambiata l’Italia, significa partire dall’antimeridionalismo come elemento culturale predominante.

    Negli ultimi giorni sono accaduti due fatti apparentemente estranei eppure uniti dal medesimo presupposto culturale: l’antimeridionalismo, per l’appunto. Andiamo con ordine. Il consiglio provinciale di Vicenza ha approvato una mozione che propone il blocco delle assunzione nelle scuole vicentine dei dirigenti che vengono dal Sud Italia. La proposta è stata firmata dall’assessore alla scuola Morena Martini e approvata da ben 26 consiglieri su 27. Una cosa scandalosa. E ha fatto bene, a mio avviso, l’assessore della Regione Campania, Corrado Gabriele, a parlare di “palese aggressione razzista”.

    A questo fenomeno, di per se estremamente eloquente, ne va aggiunto, ahimè, un altro. Pochi giorni fa il Ministro Maria Stella Gelmini, in sintesi, ha introdotto alcuni criteri di valutazione per decidere a quali università “virtuose” destinare i fondi del governo. Uno dei criteri adottati consiste nel numero di laureati che trovano occupazione a tre anni dal conseguimento della laurea. Introdurre questo principio, proprio a poche settimane dalla pubblicazione dei dati SVIMEZ, è un gioco al massacro che penalizza le università meridionali.

    Ma, come dicevo, i due fatti sono collegati. Strettamente collegati. In entrambi i casi c’è un pensiero dominante, un comun denominatore, un’opzione culturale che li tiene insieme. Ritorniamo a quella parola, semplice e vibrante: antimeridionalismo.

    Un antimeridionalismo che viene da lontano, cominciato molti anni fa. Negli ultimi quindici anni abbiamo assistito, inermi e sprovvisti, ad una radicale inversione di tendenza che ha visto il consolidarsi di una cultura antimeridionalista diventata patrimonio dell’egemonia culturale delle destre. Pensiamo al Federalismo Fiscale. Si è sempre detto che la grande occasione del Sud erano i finanziamenti dello Stato centrale, soldi con i quali si poteva fronteggiare il degrado, la miseria e la povertà. Ora si sostiene che la nuova grande occasione del Sud consista nel non avere più quei finanziamenti al fine di responsabilizzare le Istituzioni locali al buon governo. Sul nostro buon governo ci sarebbe molto da dire e molto altro ancora da insegnare al centrodestra. Non molto tempo fa la Regione Campania ha varato un pacchetto anticrisi di 168 milioni di euro destinato ai cassintegrati, a disoccupati e precari, e alle famiglie che non riescono a pagare l’affitto. Berlusconi, invece, ha pensato di affrontare la crisi dando soldi ai costruttori col Ponte sullo Stretto, ai poveri poco più di un euro al giorno con la social card e limitando la crisi economica ad “una questione psicologica”.

    Ma se il federalismo non è una questione di “buon governo” c’è allora da riflettere sul lungo lavoro ideologico che le destre hanno fatto in questi ultimi 15 anni: un lavoro ideologico che è servito ad elaborare una nuova narrazione (e in questo leggiamo tutta la sconfitta culturale della sinistra): la narrazione di un Sud visto come una inutile zavorra, un Sud parassitario da sganciare dal resto dell’Italia con una riforma federalista che creerà forti disparità sociali tra Nord e Sud, disparità che andranno sommandosi a quelle già esistenti. Basta pensare che i soldi che rimarrebbero sul territorio risulterebbero insufficienti a coprire le uscite, senza dimenticare l’abolizione dell’ICI, unica tassa federale, un regalo da 4 miliardi di euro che Berlusconi ha fatto ai ceti medio-alti.

    Questo, a mio avviso, è il conteso culturale all’interno del quale l’antimeridionalismo pone le sue radici profonde. E noi, donne e uomini che ancora non ci arrendiamo, come rispondiamo a tutto questo? Con quali strumenti, con quali pensieri, con quali parole ci ribelliamo a questa offensiva senza precedenti? Innanzitutto (ma non vorrei sembrare banale) ponendo la questione. Parlare, raccontare, far capire. Porre la drammatica questione occupazionale, raccontare di quei vicoli bui dove la civiltà e la legalità faticano ad entrare, denunciare che la camorra violenta il futuro dei nostri figli, urlare a gran voce che i giovani talenti del Sud non vengono tutelati anzi, sono completamente abbandonati a loro stessi.

    Parlare, raccontare, far capire ma senza ricorrere ai soliti stereotipi vittimistici. Parliamo, raccontiamo, facciamo capire partendo dall’orgoglio di chi non getta la spugna, di chi ancora oggi e nonostante tutto porta avanti battaglie di civiltà e di progresso sociale. Mettiamo in movimento le nostre idee attraverso una larga operazione di coinvolgimento culturale prim’ancora che politica. Poniamo in essere tutto il potenziale che le diverse soggettività, operanti sui territori, sono in grado di esprimere. Facciamo vedere il volto sano di una Napoli (e più largamente di una Regione) che non è solo la Gomorra descritta, con lucidità e coraggio, da Roberto Saviano. Parliamo, ad esempio, dell’esperienza dei movimenti di lotta per il lavoro che in questi anni, attraverso lo strumento del conflitto sociale, hanno strappato importanti vittorie sotto il profilo occupazionale; parliamo di quelle associazioni che lottano contro il razzismo in quartieri difficili come la Sanità; rivolgiamoci alle forze cattoliche che quotidianamente devono fronteggiare il degrado socio-economico e le ramificazioni della delinquenza organizzata; mobilitiamo, in un processo di responsabilizzazione, anche quella borghesia democratica che oggi non può più fingere di non vedere.

    Sì, è vero “serve uno scatto alla Obama per il Sud”. Questo vuol dire che servono i seminari, i confronti, i dibattiti ma con la presunzione di andare oltre le sterili polemiche di partito. Uno scatto che come negli USA metta in moto la speranza, la voglia di un cambiamento radicale. Muoviamoci, con determinazione e coraggio. Movimentiamoci, in nome di un nuovo (e indispensabile) risorgimento sociale.

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    Post tags: antimeridionalismo, blocco assunzioni, borghesia democratica, camorra, corrado gabriele, destra, disoccupazione, egemonia, federalismo fiscale, gomorra, Lavoro, ministro gelmini, movimenti di lotta, piano anticrisi regione campania, questione meridionale, regione campania, risorgimento sociale, roberto saviano, svimez, tagli università, taglio ici, vicenza
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