di Daniela Caruso
~ 12/08/09
Gli studenti delle scuole medie del Sud sono risultati più bravi e più preparati rispetto agli alunni delle scuole medie del Nord.
I ragazzi delle diverse zone del paese sono stati valutati con i paramentri dell’Invalsi.
Sono scattate subito le polemiche: infatti, si è detto che i ragazzini del sud sono risultati più bravi ai test, in quanto hanno avuto maggiori possibilità di copiare durante l’esame.
Ma il fatto che lascia davvero allibiti è che il Ministero dell’Istruzione ha ritoccato i risultati delle graduatorie, facendo ritornare ai primi posti i ragazzi del Nord Italia. L’antimeridionalismo, in questo senso, tocca l’apice, ma arrivano subito le critiche della controparte.
Ovviamente arrivano le smentite, soprattutto da parte del Dott. Piero Cipollone, presidente dell’Invalsi, che afferma che queste accuse di antimeridionalismo sono del tutto infondate e che per costruire la graduatoria si è fatto riferimento a paramentri statistico-matematici per valutare la veridicità delle interviste e dei test.
Sotto analisi, dunque, studenti ma anche insegnanti che molto spesso chiuderebbero un occhio o quantomeno lascerebbero copiare gli alunni durante i test finali.
Come afferma Ricolfi, è difficile “ottenere la piena collaborazione degli insegnanti, perché comunque ci sarà sempre un incentivo a «fare bella figura». Ma nemmeno credo alla possibilità di ottenere, in tempi ragionevoli, un tasso di copiatura omogeneo su tutto il territorio nazionale, così da rendere automaticamente comparabili i risultati di territori diversi.
Il ricercatore, inoltre, aggiunge che “Il tasso di copiatura, infatti, è distribuito fra le regioni italiane in modo incredibilmente simile al tasso di spreco della Pubblica amministrazione, il che fa sorgere il sospetto che entrambi dipendano – in ultima analisi – dal senso di responsabilità individuale, ossia da qualcosa che difficilmente può cambiare in pochi anni. Se si vuole che le scuole sappiano la verità su se stesse, la via maestra è un’altra: mettere l’Invalsi in grado di effettuare le rilevazioni con personale proprio, come già avviene in altri Paesi europei, anziché costringerlo (per mancanza di fondi) a usare gli insegnanti come somministratori dei test“.
A parte tutte le opinioni possibili ed immaginabili che possono nascere da un confronto “democratico” sul tema, l’unica realtà che purtroppo emerge è quella che la scuola italiana assume e assumerà in futuro sempre meno peso in un contesto europeo di valutazione e giudizio.
Non si possono discriminare gli studenti del Sud solo perché vivono nella parte meridionale del paese a favore degli studenti del Nord che, in un ottica chiusa e comune, devono sempre e comunque risultare i migliori.
Il Sud ladrone e il Nord produttivo e superiore, anche in ambito scolastico.
Cosa ci aspetta ancora?
L’articolo proposto fa riferimento all’articolo da me pubblicato per Ciaopeople Magazine, disponibile al link seguente:
di Daniela Caruso
~ 27/07/09
Razzismo o giustizia? Questo è il dilemma, la domanda attorno alla quale ruota l’acceso dibattito che coinvolge, in questi giorni, i presidi del Sud Italia.
Una mozione del Consiglio Provinciale della città di Vicenza, votata venerdì scorso, dice no all’inserimento di dirigenti scolastici provenienti dal Sud nelle scuole vicentine.
La proposta è stata fatta da Morena Martini, assessore alla scuola, e approvata da ben 26 consiglieri su 27.
Un atto di razziso puro verso i presidi delle scuole del sud? La Martini smentisce: “Macché. Non si vuole puntare il dito contro le professionalità provenienti da altre regioni, ma ripristinare una situazione di diritto che alcune regioni, diciamo non virtuose, hanno disatteso”.
Tale spiegazione di certo non placherà le polemiche che si andranno a scatenare in questi giorni.
L’assessore continua a spiegare questa sorta di discriminazione, richiamando la situazione presentatasi nel 2004, quando nel concorso bandito per dirigenti scolastici, in Campania gli idonei risultarono molti di più, rispetto il dovuto.
La stessa situazione si presentò anche nelle altre regioni del Sud. Per placare la guerra che si era scatenata, Prodi introdusse la “mobilità interregionale” verso le regioni del settentrione.
Molti posti, dunque, potrebbero essere assegnati a presidi del sud.
Come spiega sempre la Martini, “Nel Veneto ci sono circa 70 posti liberi da coprire, ma nessuna graduatoria regionale da cui attingere. Ci sono invece tanti dirigenti in lista di altre regioni d’Italia, non perché altrove siano più disponibili e bravi che da noi, ma perché noi siamo stati ligi alla normativa mentre altri hanno creato liste di disponibilità pari, talvolta, anche al doppio dei posti da occupare- aggiungendo che- la probabilità che le 70 poltrone libere del Veneto vengano occupate da meridionali è altissima”.
Atto di razzismo o rispetto delle leggi? E si ritorna al dilemma con cui ho aperto l’articolo.
Per risolvere la situazione, la Cgil propone un nuovo concorso. Ma la questione sembra essere ancora il divario mentale e sociale fra Nord e Sud.
Vicenza si difende attraverso le parole di Attilio Schneck, che sostiene un forte bisogno di “ripristinare lo stato di diritto. Siamo di fronte alle solite furbizie all’italiana, la Regione che rispetta la normativa e che si comporta in maniera virtuosa deve subire le conseguenze di una decisione statale che favorisce le Regioni che invece non si sono comportate correttamente”.
Per il presidente non si può parlare di razzismo, in quanto nelle scuole vicentine già ci sono presidi del meridione, che “sono davvero bravi. Ma non è sul merito o sulla bravura o sulla preparazione o la capacità che stiamo discutendo. E’ una questione di rispetto della normativa”.
Giancarlo Galan, governatore del Veneto, pensa, invece, che la valutazione di un dirigente scolastico non debba basarsi sulla sua provenienza. “Ci sono quelli scadenti e quelli formidabili, indipendentemente dalla loro provenienza. L’origine non è un criterio”.
Mara Bizzotto, europarlamentare della Lega Nord, sostiene che “presidi, insegnanti e personale scolastico devono essere della stessa Regione nella quale sono nati e vivono”.
Corrado Gabriele, assessore all’Istruzione della Campania, richiama all’attenzione il Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, per far “cessare questa palese aggressione razzista a tutto il mondo della scuola. Nel caso contrario sarò il primo a chiedere che rassegni le dimissioni dall’incarico, poiché non rappresenta de facto le istanze e le esigenze di tutto il Paese”- aggiungendo che in questa direzione sicuramente si arriverà “sull’orlo di una pericolosa deriva antidemocratica”.
(Il testo sopra proposto fa riferimento ad articoli scritti da me per Ciaopeople Magazine, ai rispettivi link:
Vicenza: ‘Non ai presidi del Sud nelle nostre scuole’:
Ancora no ai presidi del sud. Corrado Gabbriele: “‘Aggressione razzista al mondo della scuola’
di Daniela Caruso
~ 05/04/09
Nella giunta della Regione Campania Corrado Gabriele detiene sia la delega all’Istruzione che quella al Lavoro. Questa circostanza lo rende l’interlocutore principale per capire in che modo è possibile invertire la preoccupante tendenza sull’abbandono degli studi (circa 7 su 10) da parte dei figli di disoccupati, segnalata da una ricerca della Svimez.
Assessore, magari la spiegazione sarà banale, ma questo non attenua la drammaticità di questi dati.
«E infatti si tratta di dati drammatici che si accompagnano a quello che già conosciamo sul mancato completamento degli studi, qui in Campania, da parte di almeno 40mila maggiorenni».
di Assunta Caruso
~ 14/11/08
Dopo la bufera provocata dall’approvazione del Ddl Gelmini sulla riforma della istruzione pubblica, e proprio in risposta alle numerose proteste di piazza è stato varato il decreto legge 180 sull’Università.
Il provvedimento individua alcune linee di intervento che fanno perno sui concetti di autonomia, responsabilità e merito, ipotizzando il superamento del valore legale del titolo di studio. Sembra che la Gelmini si sia aperta alle richieste del mondo universitario. Lezioni in lingua straniera, incremento dei corsi universitari in orario serale per far fronte alle esigenze degli studenti che lavorano, prestiti d’onore agli studenti, valutazioni periodiche dell’attività svolta dai docenti, commissariamento per gli atenei inadempienti dal punto di vista finanziario e soprattutto finanziamenti alle università migliori e a chi elimina corsi e sedi distaccate inutili e blocco delle assunzioni negli atenei con i conti in rosso, fondi in base al merito e ad una più attenta razionalizzazione delle spese. CONTINUA A LEGGERE…
di AlessioViscardi
~ 10/11/08
Barack Obama ha vinto le elezioni. Per la prima volta dalla nascita degli Stati Uniti il presidente eletto sarà un afroamericano. Non un “nero” qualsiasi, ma uno di quelli che vengono dall’Africa, gli schiavi che costruirono il paese sotto il dominio dell’uomo bianco. Obama è un simbolo. La forza della sua vittoria è la forza di ciò che rappresenta. Non un uomo di colore, ma una speranza. “L’America è il paese dove tutto può accadere” – ha dichiarato. È lui l’incarnazione di una parola, “change”. Cambiamento, che necessità di un futuro. Lo sguardo rivolto al futuro ed all’innovazione. Lo sguardo che tutti gli americani hanno rivolto verso un nuovo mondo. Al di là di ciò che Obama farà concretamente, la sua vittoria è la vittoria di una mentalità nuova, proiettata al domani. Una mentalità che è diventata struttura centrale del suo programma politico. Un programma rivolto al cambiamento. CONTINUA A LEGGERE…
di Chiara Quagliariello
~ 05/11/08
Che il Ministro dell’Istruzione usi i dati in modo del tutto arbitrario per giustificare i tagli alla spesa per la scuola, è ormai sotto gli occhi di tutti.
Anche l’ OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha provveduto a smentire molte delle sue affermazioni.
La Gelmini ha ribadito spesso che la spesa per l’istruzione è lievitata in modo eccessivo negli ultimi 10 anni: parla addirittura di un aumento di 10 miliardi in quest’arco di tempo, contrapposto ad una diminuzione degli alunni.
Che la spesa in questione sia aumentata è vero, ma a seguito di 5 rinnovi contrattuali. Non è cresciuta rispetto al PIL, ma anzi è diminuita – come dimostrano i dati OCSE.
Inoltre in Italia è riservata all’istruzione una spesa complessiva inferiore agli altri paesi europei. Ma soprattutto non è vero che il numero degli studenti sia diminuito: sono infatti aumentati, mentre è il presonale docente ad essere complessivamente diminuito.
Il ministro ha sottolineato che il 97 % della spesa per l’istruzione è destinata agli stipendi del personale. Secondo i dati del Ministero delle Università e della Ricerca (MIUR), invece, tale spesa è il 74% della spesa complessiva. Da tenere presente che la la media OCSE per la spesa per l’istruzione è pari al 79,8% del totale.
Gelmini afferma anche che la spesa per alunno in Italia è più alta della media OCSE. Questo è falso per quanto riguarda la scuola secondaria dove la spesa è inferiore alla media OCSE di quasi 200$. Invece, per la scuola primaria, il costo è maggiore. Come mai? Perché nel bilancio dell’istruzione è incluso il costo per l’integrazione degli alunni diversamente abili, dell’educazione degli adulti, di 25.000 insegnanti di religione e soprattutto i servizi del personale parascolastico ed Ata. Inoltre l’Italia deve garantire il diritto all’istruzione anche a studenti appartenenti a piccole comunità montane, che di certo non potrebbero fare i pendolari, viste anche le caratteristiche territoriali. Tutte spese che non compaiono del bilancio degli altri paesi OCSE, perché sono state fatte scelte diverse a carico di altri soggetti.
Altro punto cruciale della legge riguarda la rete scolastica: la Gelmini ritiene che in gran parte le scuole siano attualmente sottodimensionate. Gli istituti scolastici dovranno avere un elevato numero di studenti per mantenere in futura la propria autonomia. Questo vuol dire che le scuole numerose scuole sono a rischio di implementazione. La conseguenza? Un taglio di 700-800 dirigenti scolastici, del personale amministrativo e dei collaboratori. Per non parlare poi delle spese collaterali per le famiglie che dovranno farsi carico di un aumento del trasporto verso scuole più distanti.
La vera novità della riforma è rappresentata dal ritorno al maestro unico e all’orario di 24 ore settimanali. Il ministro ritiene che il ritorno al maestro “prevalente” darà maggiore stabilità all’educazione dei bambini e che non vi sarà una diminuzione dell’orario scolastico.
Secondo il MIUR la fascia oraria più rispondente alle esigenze delle famiglie è quella di 28-39 ore settimanali. La nuova legge, invece, saranno possibili due opzioni per il tempo pieno: 27 o 30 ore, ma solo compatibilmente con le risorse disponibili dell’istituto.
Secondo i dati OCSE l’Italia investe più risorse nella scuola primaria rispetto alla media: ma il ritorno al maestro unico scaricherà parte dei costi sulle famiglie e poi moltissime indagini europee ed internazionali rivelano quanto in nostro tempo pieno sia un modello pedagogico-didattico ricco e molto invidiato. Soldi ben spesi, insomma.
Il Ministro forse troppo impegnato ad “interpretare” i dati ha dimenticato che i maestri italiani sono sottopagati rispetto ai loro colleghi stranieri, che le aule sono insufficienti e molti edifici non sono a norma? E basterà il voto in condotta a sradicare il fenomeno del bullismo dalle classi? Ed infine con i tagli alle università si elimineranno le tanto discusse “baronie”?
Oltre che a lasciare invariato il tanto invidiato modello adottato alle elementari, bisognerebbe pensare ad una riforma (convocando studenti, docenti e famiglie) delle scuole medie e superiori, che sfornano spesso studenti impreparati al mondo universitario. Arginare il fenomeno del bullismo con aggiunta di personale specializzato ed infine investire, soprattutto al sud, negli edifici carenti. Per quanto riguarda il mondo universitario, non è certo tagliando i fondi che saranno disfatte le caste dei baroni. In un tempo in cui ce ne sono tante altre da eliminare e nel quale è difficile scavalcare il muro del precariato lasciamo ai giovani la speranza di poter studiare, almeno questo.

